Misano Adriatico (Rimini), 15 giugno 2017 - «Chiuso per mancanza di personale». Il cartello è comparso nei giorni scorsi sulla porta di «Quelli di Paolino», ristorante in via Litoranea Nord, a Misano Adriatico. Qualcuno ha fotografato il cartello e lo ha condiviso sulle pagine dei social network. Dove sono incominciate a piovere critiche contro il titolare del locale, il misanese Paolo Torsani, per tutti ‘Paolino’.

«Ma come – si domanda qualcuno – con tutti i disoccupati che ci sono là fuori?» Ma Torsani, che è anche proprietario del ristorante Hochey e della Birra di Paolino, ha una spiegazione semplice: «purtroppo – dice – è diventanto sempre più difficile trovare personale idoneo. Che figura ci faccio se i piatti che servo in tavola non sono all’altezza? Per me il rispetto viene prima degli affari. Mi piange il cuore, ma piuttosto che offrire ai miei clienti un’esperienza scadente, ho preferito tenere chiuso».

 

Torsani, come è arrivato a questa decisione?

«Nei mesi scorsi – racconta il misanese – abbiamo intrapreso una serie di colloqui di lavoro. Volevamo rinnovare lo staff in vista della stagione estiva. Il locale è ‘Quelli di Paolino’, inaugurato nell’ottobre del 2016».

Il target?

«E’ un ristorante tipico romagnolo, con annessa pizzeria. Il menù varia in base alle materie prime di stagione».

Quante persone cercavate?

«In tutto una decina. Cuochi, pizzaioli, baristi, camerieri».

Nessuno si è presentato?

«Al contrario. Almeno una quarantina di ragazzi sono venuti qui e hanno lasciato il curriculum».

Ma...?

«Alcuni sono stati scartati subito perché non avevano i requisiti. C’è gente che si propone come pizzaiolo anche se in vita sua ha sempre fatto tutt’altro. Purtroppo si tende a vedere i lavori stagionali come un semplice ripiego. Ma la verità è che servono competenze, esperienza, spirito di sacrificio e voglia di fare. Chi lavora in cucina non può non conoscere le materie prime e i prodotti tipici della nostra zona».

Gli altri colloqui come sono andati?

«Bene, almeno in un primo momento. Con alcuni abbiamo raggiunto un accordo, ci siamo stretti la mano. Poi però non si sono fatti più vedere. Spariti nel nulla».

Motivo?

«Non saprei. In genere io cerco sempre di esaudire le richieste di chi lavora con me. Forse qualcuno ha paura che da noi si lavori troppo...»

Da qui la decisione di chiudere.

«Ripeto: è stata una scelta sofferta. Chi mi conosce sa quanto impegno metto in quello che faccio. Conosco le difficoltà degli italiani che non trovano sbocchi. Con i miei due locali do lavoro a 40 persone, tutte in regola. Ma non mi andava di tenere aperto un altro ristorante, non potendo garantire le adeguate professionalità. E’ una questione di rispetto nei confronti delle famiglie che vengono a mangiare da me». Lorenzo Muccioli