Rimini, 10 ottobre 2017 - Un albergatore che ospita i profughi indagato per tentata corruzione, nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge anche la Prefettura. Un’indagine voluta dallo stesso prefetto, Gabriella Tramonti, che ha allertato la Polizia in seguito a uno strano episodio avvenuto nel palazzo di via IV Novembre. Quello che gli investigatori dovranno accertare è se sono corse bustarelle per l’assegnazione dei profughi. Sull’inchiesta, coordinata dallo stesso procuratore capo, Paolo Giovagnoli, c’è il più stretto riserbo.

Il fatto risale a qualche tempo fa, quando si presenta in prefettura un albergatore. Il quale va da un funzionario e consegna una busta, ringraziando del fatto che lo Stato gli ha pagato il ‘conto’ per i profughi: 40mila euro. Il ringraziamento, fa intendere, è nella busta che passa con noncuranza nelle mani dell’impiegato, come se fosse una cosa da niente. Questo sbircia dentro e scopre che contiene dei soldi, pare 1.500 euro. Subito gli restituisce la busta esterrefatto, e lo rimanda a casa. A quel punto però il funzionario mette al corrente il prefetto di quello che è successo.

Una busta con dentro dei soldi è un fatto decisamente inquietante, può essere tutto o niente, ma la Prefettura vuole vederci chiaro e avverte la questura. Gli investigatori si mettono subito in moto e non serve molto tempo per identificare l’albergatore in questione, mentre la Procura apre un fascicolo per tentata corruzione. Se l’uomo sia stato o meno sentito dagli inquirenti non si sa, ma l’inchiesta gira naturalmente intorno a lui. L’indagine dovrà chiarire perchè il tizio si è presentato in prefettura con una busta contenente dei soldi. Una ‘bustarella’ a tutti gli effetti, ma quello che i poliziotti dovranno scoprire è se c’è dietro qualcosa. Dovranno accertare se si tratta di un’«abitudine» e qualcuno prende quattrini per distribuire profughi ad amici o simili, se l’albergatore ha sbagliato persona e doveva consegnare i quatttrini a qualcun’altro, o se invece si è trattato, come è probabile, di un’iniziativa estemporanea che l’ha spinto a credere che l’unico modo per ringraziare dei soldi ricevuti dallo Stato, e quindi dell’assegnazione dei profughi al suo hotel, fosse quello di fare un ‘regalo’ anche alla prefettura, equiparando una busta piena di soldi a una scatola di cioccolatini. Senza immaginare lontanamente in che razza di guaio andava a cacciarsi. Un ‘giallo’ che può finire in una bolla di sapone o trasformarsi in una patata bollente.