Rimini, 16 aprile 2017 - Sono passati tredici anni da quel 4 gennaio del 2004, quando Paolo Casadei, 38 anni, riccionese, uscì di casa per scomparire nel nulla. La famiglia si è battuta a lungo per cercare di avere sue notizie o almeno un corpo su cui piangere e risolvere un mistero che non dà loro pace. Ora i parenti, rappresentati dall’avvocato Michela Bacchini, hanno chiesto al Tribunale che ne venga dichiarata la morte presunta. Un’occasione anche per fare un appello a chiunque abbia notizie di Paolo.

Secondo la ricostruzione fatta all’epoca dagli investigatori, quella mattina Paolo uscì di casa alle 6,30 e da quel momento nessuno ebbe più sue notizie. Il padre ne denunciò subito la scomparsa, sua figlio non era il tipo da allontanarsi in quel modo. La notte successiva, la prima traccia: i carabinieri di Pesaro ritrovarono la sua Panda grigia parcheggiata contromano lungo la provinciale del San Bartolo, vicino a Casteldimezzo. Dentro però non c’era nulla che potesse fornire una traccia che portasse a Paolo.

Il 6 gennaio, la scoperta più inquietante, lungo un costone a strapiombo sul mare tra Casteldimezzo e Fiorenzuola di Focara, vennero rinvenuti il suo maglione sporco di sangue, l’orologio con il cinturino strappato e i mocassini. A quel punto le ricerche partirono in grande stile, gli anfratti e i costoni vennero minuziosamente perlustrati anche con i cani e lungo le pareti scoscese si calarono gli uomini del soccorso alpino del Cai. Anche lo specchio di mare venne battuto a lungo dalle motovedette dalla Capitaneria di porto, ma senza risultati.

Si parlò di sucidio, ma senza molta convinzione. Se fosse finito in mare, avevano ipotizzato, prima o poi l’acqua avrebbe restituito il cadavere. E allora, che fine aveva fatto Paolo? Cosa era accaduto su quel costone? La storia della sua scomparsa fu trattata più volte anche da ‘Chi l’ha visto’, ma senza alcun risultato. L’unica segnalazione avvenne un anno e mezzo dopo. Era quella di un altro riccionese, un vecchio vicino di casa che sostenne di avere visto Paolo tre mesi dopo la scomparsa all’aeroporto di Roma, mentre cambiava aereo.

Una pista che non portò a nulla. Il padre, Fernando, non si rassegnò mai e fino al giorno della sua morte continuò a cercarlo e a lanciare appelli disperati. Ma sulla sorte di Paolo non è stato trovato mai nemmeno un indizio, e il mistero appare ormai irrisolvibile. Di qui la decisione dei familiari di chiedere che venga dichiarata la morte presunta. Ma anche così non avranno mai pace, non sapranno mai in che modo pensare a lui. Se vivo e felice dall’altra parte del mondo, oppure morto e insepolto da qualche parte.