Rimini, 30 agosto 2017 - Li ha visti in faccia e li ha riconosciuti: la testimone chiave nella caccia ai 4 stupratori di Rimini è la transessuale peruviana che è stata violentata e rapinata dopo la coppia di turisti polacchi  sulla spiaggia del Bagno 130 di Miramare, tra sabato e domenica scorsi.

Massimo riservo degli inquirenti, ma sembra che la transessuale abbia visto le immagini elaborate dalla polizia scientifica e squadra mobile e abbia senza dubbio identificato chi l'ha stuprata

Due con la pelle più chiara e due più scura, ha detto, raccontando nei dettagli anche come erano vestiti. «Mi hanno sorpreso alle spalle – ha detto agli inquirenti – strappandomi la borsa. Poi mi hanno trascinato dall’altra parte della strada, e ho perso le scarpe tagliandomi i piedi sulla strada». In quel punto c’erano dei cespugli, il posto ideale per consumare la violenza. «Erano brutali, ma ho cercato di mantenere la calma». E quando ha capito che l’avrebbero violentata a turno senza scampo, li ha implorati di usare almeno il profilattico. Una lucidità che in quei momenti terribili solo la gente che vive il marciapiede riesce a mantenere. «Ho chiesto loro per favore di prendere almeno i preservativi che erano nella mia borsa, due l’hanno fatto, ma gli altri no».

Intanto le indagini proseguono serrate sotto il più stretto riserbo. La Squadra mobile è impegnata notte e giorno nei riscontri alla pista che stanno seguendo in queste ore. Pista, ha confermato due giorni fa il procuratore della Repubblica, Paolo Giovagnoli, che potrebbe essere quella giusta e portare presto all’arresto di quelle quattro bestie inferocite.

Questa mattina in tribunale a Rimini si è tenuto un incontro tra squadra mobile magistrati italiani e polacchi. Le autorità polacche con rogatoria internazionale hanno chiesto di poter accedere gli atti. I due turisti polacchi (ancora in ospedale, pare saranno dimessi lunedì) saranno nuovamente verbalizzati dagli agenti italiani e polacchi.

Gli investigatori stanno anche scandagliando i cellulari che hanno agganciato la cella tefonica della zona di Miramare dove è avvenuta l’aggressione ai due ragazzi polacchi, un lavoro difficile e certosino, ma niente può essere trascurato.