Riccione (Rimini), 5 dicembre 2015 - Gli albergatori hanno vinto la battaglia dei rifiuti. Ed ora sono pronti a chiedere i rimborsi, che potrebbero arrivare a milioni di euro. D’altronde la sentenza emessa dal Tar dell’Emilia Romagna non lascia scampo al Comune.

«E’ una vittoria su tutta la linea», annunciano il direttore dell’Aia, Luca Cevoli, e il presidente Rodolfo Albicocco. Era il maggio del 2011 quando l’Aia assieme a 44 hotel ricorse al Tar contro le delibere del Comune.

Gli atti contestati erano due. Il primo prevedeva un aumento del 6% dell’allora Tarsu, la tassa sui rifiuti. Il secondo imponeva una tariffazione che vedeva gli hotel pagare molto di più a metro quadrato rispetto alle abitazioni private. Il rapporto era impietoso: 6,088 euro a metro quadro per gli alberghi con ristorante, contro i 2,513 delle abitazioni.

Gli albergatori avevano definito quegli atti: irrazionali, illogici e immotivati. Il tribunale ha riconosciuto che avevano ragione.

«Il Collegio rileva che – è scritto nella sentenza – nel caso in specie non risulta in base a quali studi, indagini o ricerche istruttorie, né in base a quali dati siano state fissate le tariffe, con particolare anche ai rapporti tra le categorie... al contrario il Comune avrebbe dovuto fornire sulla base di dati statistici rilevati a seguito di studi specifici e oggettivamente riscontrabili, la dimostrazione delle ragioni per le quali ha ritenuto di applicare agli esercizi alberghieri una tariffa maggiore rispetto a quella applicata alle abitazioni civili».

Il Tar entra nel merito delle tariffe stabilite dal Comune, e in questo caso la sentenza potrebbe aprire un caso nazionale. Il Tribunale, infatti, contesta il fatto che l’amministrazione, con le delibere del 2011, avesse fatto pagare una simile tariffa agli hotel senza distinguere tra camere e ristorante.

«Non appare corretto laddove (il Comune) non prevede alcuna distinzione nell’ambito degli alberghi, fra le aree destinate esclusivamente a camere e quelle destinate alla ristorazione». Soprattutto: «Deve ritenersi illogico che un’area che manifesta una capacità di produrre rifiuti pari o addirittura inferiore a quella delle abitazioni private (le stanze d’hotel ndr) debba essere assoggettata ad un regime di tassazione di gran lunga più elevato».

Ora si apre un fronte nuovo. «Non vogliamo far ‘fallire’ il Comune – premettono Albicocco e Cevoli –, ma qualcosa ci va riconosciuto, i denari devono tornare indietro in qualche modo. Siamo disponibili a incontrare l’amministrazione per capire il da farsi». Non solo: «Finalmente si è capito come in passato non abbiano guardato a quanto era corretto far pagare alle singole categorie e abitazioni. Ma prendevano come riferimento i milioni di euro da dare a Hera e poi facevano i conti per raggiungere quella cifra. Questo modo di fare deve cambiare».