Rimini, 5 dicembre 2017 – Stalking, molestie, aggressioni. Migliaia di casi. Anche a Rimini. Un fenomeno che si riassume in tre parole: violenza sulle donne. Un problema sociale affrontato dai rappresentanti delle istituzioni pubbliche, dalle forze di polizia e dalle associazioni in occasione del convegno 'Però no, chiamarlo amore non si può', organizzato dalla Prefettura, in collaborazione con la Questura.

A fare gli onori di casa il prefetto Gabriella Tramonti. L'incontro, moderato dal giornalista del Carlino Rimini Carlo Andrea Barnabè, ha visto alternarsi i contributi degli ospiti e toccanti video che hanno mostrato le richieste d'aiuto, gli arresti a Rimini e la disperazione di tante donne.

A spiegare gli strumenti operativi per la difesa della donna  è stato il questore Maurizio Impronta che ha evidenziato la necessità di una rete sociale sempre più solida e la responsabilità di ogni cittadino a denunciare casi di violenza. Gli abusi non sono una questione privata che va chiusa tra le mura di casa”. Il sostituto procuratore Davide Ercolani ha illustrato i dati del fenomeno soffermandosi anche sulle tecniche investigative: «Negli ultimi due anni ci sono state 1.258 denunce, più le donne sono istruite ed emancipate e più sono consapevoli, ma il paradosso è che non calano i reati».

Tra i relatori anche Francesca Capaldo, vice questore aggiunto, responsabile del Progetto Camper che aiuta le donne nelle piazze delle città italiane, oltre ad essere stata insignita dal presidente della Repubblica dell'onorificenza al merito per il caso degli stupri di Rimini e l'arresto di Butungu. A intervenire, inoltre, anche Paola Gualano dell'associazione Rompi il silenzio, la dottoressa Rachele Nanni dell'Ausl Romagna, Vincenzo Vannoni, presidente dell'associazione DireUomo, e l'ispettore della Finanza Alessia Natale Mariani che ha mostrato il video 'Vergogna'.