La redazione di Carlino Rimini
nel nome di Cardellini
'Testimone della città'
La toccante cerimonia con il direttore del Carlino Pierluigi Visci, e tante autorità e amici del compianto cronista
Rimini, 3 luglio 2010 . DA IERI la «sua» redazione porta anche il suo nome. Davanti a una folla di autorità, ma soprattutto di amici ed estimatori, il direttore del Resto del Carlino, Pierluigi Visci ha scoperto le due targhe che dedicano la sede di Rimini del nostro quotidiano a Silvano Cardellini, un personaggio che definire «solo» giornalista sarebbe riduttivo se non fosse che non accetterebbe altra qualifica.
E’ stato un pomeriggio toccante, che ha rivelato, attraverso le presenze e le testimonianze, la complessità di questa firma storica del Carlino. Dopo lo scoprimento delle targhe e la benedizione la piccola folla si è riunita nella vicina sala di Confindustria per spiegare le ragioni della dedicazione e per raccontare anche un Cardellini inedito e privato. In prima fila anche il senatore Filippo Berselli, giunto appositamente da Roma, a significare il profondo affetto per il protagonista di questa giornata.
E’ STATO Pierluigi Visci a ricordare per primo che «Il Carlino era la sua casa e che solo questa targa e qui egli avrebbe voluto. La libertà di stampa — ha affermato - non si proclama ma è garantita proprio da professionisti come Silvano» annunciando per ottobre un convegno dedicato proprio al nostro grande collega scomparso quattro anni fa.
Il presidente della Regione Vasco Errani ha definito Cardellini «Uno straordinario rappresentante delle qualità di questa terra, di questa città». Ricordando poi le lunghe serate passate a ‘lezione’ di turismo e di riminesità.
DOPO l’intervento del sindaco di Rimini Alberto Ravaioli, memore della iniziale diffidenza con cui lui, forlivese, era stato accolto dal riminesissimo decano dei giornalisti riminesi (diffidenza poi superata con una singolare performance in mezzo a un gruppo di tedesche) ha preso il microfono il presidente della Provincia Stefano Vitali: «Silvano ci ha insegnato l’orgoglio di essere ogni giorno riminesi, a uscire dal provincialismo ci ha dato la consapevolezza che quando vogliamo sappiamo fare miracoli quotidiani. Sappiamo fare opere come la Fiera e il Palas che tutti ci invidiano».
ANCHE Andrea Babbi, amministratore delegato di Apt, ha portato la sua sfera intima del personaggio: «Se potesse, oggi, ci manderebbe a quel paese. Ma noi nella nostra sede dell’Apt abbiamo i ritagli dei suoi articoli perchè sono per noi sprone e speranza»
L’ultima parola è stata per Sergio Zavoli, legato da un affetto profondo: «Non era un giornalista della militanza o dell’appartenenza. Ha saputo raccontare la città nel momento della sua rinascita dopo la guerra, ne ha cercato l’anima in senso civile, ha messo assieme i pezzi di questa comunità. Cardellini vedeva più in là di questa città, vedeva quello che poteva diventare: la sognava come un punto di irradiazione, non per una smania ‘centralistica’ ma al servizio di una idea. Anche chi non era d’accordo con lui non poteva che riconoscerne il ruolo». Toccante la foto che Zavoli aveva portato con sè: raffigura un giovanissimo Cardellini, appena diciottenne, che riceve proprio dalle mani di Zavoli il premio per il miglior tema di un concorso nazionale studentesco. Il genio era già all’opera.
di PIER LUIGI MARTELLI











