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San Marino, si dimettono
i vertici della Banca Centrale

Il presidente dell’istituto, Biagio Bossone, e il direttore generale, Luca Papi hanno rassegnato le loro dimissioni. Durissime le affermazioni contenute nella lettera con la quale spiegano il loro abbandono

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San Marino, 10 febbraio 2010 - Azzerati i vertici di Banca Centrale: Biagio Bossone, presidente dell’istituto e il direttore generale, Luca Papi hanno rassegnato le loro dimissioni. E ora quello che è l’istituto centrale (come la Bankitalia per il nostro Paese,ndr) della più antica Repubblica del mondo è stato 'decapitato'. Le dimissioni sono state prima presentate al Consiglio direttivo di Banca Centrale, poi consegnate nelle mani dei Capitani Reggenti (i capi di Stato).

Durissime le affermazioni contenute nella lettera con la quale spiegano le ragioni del loro abbandono (epilogo di una vicenda che si trascina da mesi). Soprattutto nel passaggio in cui parlano della mancata autonomia della vigilanza, rivolgendo precise accuse all’esecutivo. "Il Governo dice di rispettare l’autonomia della vigilanza - affermano Bossone e Papi -, ma non dice delle interferenze e delle pressioni esercitate sulla Banca centrale per condizionarne l’azione di vigilanza, volte a sospendere ispezioni scomode, concedere autorizzazioni in assenza dei requisiti, ammorbidire interventi e sanzioni".

Si è chiusa, dunque, una partita iniziata giovedì scorso, con la revoca dell’incarico al responsabile del settore di vigilanza di Banca Centrale, Stefano Caringi, più volte ricordato nella lettera di dimissione di presidente e direttore come "persona degnissima e professionista stimato. La cui rimozione mira al cuore della vigilanza della Banca centrale, le trasmette un inequivocabile segnale di ‘addomesticamento’, ne lede l’autorevolezza e ne riduce l’efficacia. Apre una gravissima crisi per il sistema finanziario sammarinese e per la credibilità delle sue istituzioni".

L’allontanamento di Caringi, sfiduciato dall’esecutivo per via delle sue dichiarazioni, che erano state considerate oltraggiose per il sistema bancario sammarinese e rilasciate alla procura di Forlì nel corso dell’inchiesta Varano, non era stato gradito dai vertici di Banca Centrale. Già dall’inizio dell’anno il Congresso di Stato aveva anticipato le sue intenzioni e le preoccupazioni di Bossone e Papi, in difesa dell’autonomia dell’istituto non si erano fatte attendere. La settimana scorsa, quando il Consiglio direttivo ha definitivamente accolto la sfiducia con il s olo voto contrario del presidente, i vertici di Banca Centrale hanno puntato il dito contro una decisione bollata come 'grave ingerenza'.

Adesso c’è il gravissimo problema dell’istituto bancario centrale, in un momento di congiuntura, anche per San Marino, estremamente difficile, determinata anche dal drenaggio, dalle banche sammarinese, di circa 4,7 miliardi di euro per effetto dello scudo fiscale. Difficile comprendere cosa succederà, dopo la lunga conversazione con i Capitani Reggenti che non ha, però, fatto rientrare le dimissioni.

La legge istitutiva di Banca Centrale prevede che «gli ispettori siano nominati dal Consiglio direttivo, su proposta del direttore generale, fatto salvo il gradimento del comitato per il Credito e il Risparmio». Ma il presidente (Biagio Bossone) se ne è andato, il direttore (Luca Papi) pure e li ha seguiti l’unico ispettore di vigilanza rimasto, Luciano Murtas. Dunque, al momento, non c’è più un direttivo con poteri di nomina. Una sorta di domino che ha fatto crollare il vertice non appena il governo ha invitato Stefano Caringi a farsi da parte.

Il campanello d’allarme era stato lanciato durante il dibattito sulla Finanziaria da Gian Nicola Berti (Noi Sammarinesi, il partito del segretario Marco Arzilli). In quell’occasione Berti aveva sottolineato "il problema dell’inadeguatezza dei controlli. Se vogliamo essere competitivi, la professionalità e la specializzazione nei servizi è un obiettivo da prefiggersi, nessuno controlla che sia così".

di Monica Raschi

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