La famiglia della spia
uccisa a Londra
"Costretti a scappare
da Rimini"
Walter Litvinenko, padre di Alexander, avvelenato nel 2006, era arrivato in Italia, a Senigallia, e aveva aperto un ristorante a Rimini, chiedendo asilo politico. Ma ora si trova sul lastrico. Palazzo Chigi respinge le accuse

Londra, 9 marzo 2010. Si sente minacciato, al centro di un “gioco politico” più grande di lui. Walter Litvinenko, il padre dell’ex spia del Kgb uccisa nel 2006 e al centro di un grande intrigo internazionale, si trova in Italia da due anni, nella tranquilla città marchigiana di Senigallia, ma non si sente per niente sicuro.
Teme che la “longa manus” del Kgb arrivi alle spiagge dell’Adriatico e accusa il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi di non voler contrariare il primo ministro russo Vladimir Putin o il Cremlino. Fonti di Palazzo Chigi, dal canto loro, respingono recisamente le accuse e affermano che i Litvinenko hanno “il massimo della protezione possibile secondo le regole internazionali ed europee, il che vuol dire che questa vicenda non ha nulla a che fare con rapporti personali tra i leader”.
La vicenda di Walter Litvinenko e dei suoi familiari è stata portata alla luce oggi dal quotidiano britannico Guardian. Il padre della spia uccisa è in Italia da due anni. Sperava di rifarsi una vita, aprendo un ristorante a Rimini - La Terrazza - e chiedendo asilo politico. Oggi, dice lui, si trova sul lastrico, il ristorante è chiuso e tutte le sue richieste di asilo sono andate a vuoto. “Siamo caduti vittima di un gioco politico”, sostiene Litvinenko, parlando col giornale inglese.
“Berlusconi - continua - non è meglio di Putin. Tutti i governi europei flirtano con Putin. La dipendenza di Berlusconi da lui e dal gas russo, significa che non abbiamo asilo”.
Alexander Litvinenko fu ucciso a fine 2006 attraverso un avvelenamento avvenuto con un isotopo radioattivo. Il suo assassinio portò molti a puntare il dito contro la Russia e il Cremlino, al capo del quale allora era Putin. Un’inchiesta della polizia britannica ha portato a una richiesta inevasa d’estradizione di un altro ex agente del Kgb, Andrei Lugovoi.











