Rimini, 13 gennaio 2015 - «Mi ha costretto ad andare con una prostituta per dimostrargli di non essere gay». Il gravissimo episodio risale al 21 dicembre. Denunciato alla stazione dei carabinieri di via Flaminia da ‘Marco’ (nome di fantasia), cuoco 40enne, omosessuale dichiarato, il 9 gennaio. «Due giorni dopo essere stato licenziato», spiega l’uomo. «Lavoravo in quel ristorante da quasi un mese. La sera del 20 dicembre, chiuso il locale, il titolare mi ha rivolto alcuni epiteti, come ‘ricchione’, ‘omosessuale’, ‘frocio’. Poi mi ha detto: ‘Ci devi dare la prova che non sei omosessuale’, invitandomi con insistenza ad andare a prendere una prostituta per strada».

Marco, che è invalido civile all’80% per ‘disturbi dell’umore e bipolarismo’, spiega di essersi ripetutamente rifiutato di sottostare alla richiesta. A quel punto il ristoratore sarebbe passato alle minacce. «Mi ha detto ‘è meglio per te, va a prendere una prostituta’». Marco, in «stato di inferiorità come dipendente e temendo di perdere il posto di lavoro», ha preso la propria auto arrivando in via Cavalieri di Vittorio Veneto. «Qui – continua – ho incontrato ‘Maria’, bionda e di origini romene. Le ho chiesto di venire con me, spiegandole la questione. E lei ha accettato». Tornati nel ristorante il titolare si è accordato con la ragazza – si legge nel verbale dei carabinieri – «umiliandomi davanti a lei». A quel punto Marco e la lucciola si sono appartati nella sala vicina, dove lei ha iniziato a praticargli un rapporto orale. «Di tanto in tanto il titolare veniva a vedere cosa stavamo facendo – prosegue – continuando ad umiliarmi: ‘Che schifo, ricchione’». Marco spiega che il rapporto non è terminato, a causa del suo comprensibile disagio: «Non provavo alcun piacere e mi sentivo violentato. Mi sono rivestito e sono tornato nella sala dove stavano gli altri».

La ragazza ha ricevuto 40 euro dal ristoratore. «Tutti – tranne un dipendente del posto che se n’è andato per lo schifo - si sono anche divertiti a chiedere alla ragazza se ero veramente omosessuale. Lei ha risposto che ero a posto, ‘normale’. Ma loro ribattevano ‘non è vero, è ricchione’». A quel punto Marco l’ha riportata nel residence dove alloggiava. «Dopo due settimane sono stato licenziato – prosegue –, ricevendo un assegno di 1.400 euro che si è rivelato scoperto. Ho lavorato 36 giorni, sempre in nero. E’ stata la goccia definitiva. Sono andato dai carabinieri denunciandolo per minacce e ingiurie. Il legale del 40enne, Piero Ippoliti, parla di «fatto gravissimo, per il quale chiederemo il risarcimento dei danni morali e psicologici. Le ipotesi di reato potrebbero anche configurarsi in maniera più grave, ad esempio violenza privata o addirittura estorsione». Il legale segnala che, saputo dallo stesso Marco di essere stato denunciato, il ristoratore l’avrebbe minacciato pesantemente ‘vantandosi’ di non temere di finire in carcere.