Il capo dei vescovi esalta il popolo di Cielle: "Incontro Bossi volentieri, ma il federalismo sia complementare"
Rimini, 25 agosto 2008 - CHISSA’, magari la colorita Padania piacerà poco alla Chiesa cattolica, ma non è affatto detto che il federalismo tanto caro alla Lega Nord vada bocciato. Se ne può parlare, Anzi, forse se ne parlerà davvero. Umberto Bossi aveva detto: «Mi piacerebbe incontrare il cardinale Bagnasco e spiegargli la mia idea di federalismo». Dal Meeting di Rimini, dove ieri ha ricevuto un’interminabile standing ovation di tre minuti da diecimila ciellini, il capo dei vescovi italiani ha steso la mano al ministro per le Riforme: «Lo incontrerò ben volentieri! I vescovi ricevono sempre volentieri quanti chiedono loro un incontro. Tanto più, come in questo caso, se la richiesta arriva da un’istituzione della Stato».
Ma che si diranno Bagnasco e Bossi? Il presidente della conferenza episcopale italiana ha precisato la sua idea generale sul federalismo: «Premetto che un popolo non è un popolo se non c’è una visione unitaria sui grandi temi della vita e della morte». Come dire: qualche paletto va messo. Poi però ha aggiunto: «Delocalizzare per meglio servire la gente può essere un servizio complementare. Magari anche validissimo, ma mi raccomando: complementare».
IERI si scriveva di un Bagnasco che reclamava il diritto della Chiesa di fare politica. Al Meeting il cardinale non solo è sceso in campo: ha fatto anche gol. E ha pure tirato le orecchie non solo all’Italia, ma a tutta l’Europa. In pratica ha riassunto i sette ‘vizi capitali’ dell’Italia e dell’Occidente. Eccoli questi sette ‘vizi’. 1) «La prima priorità per l’Italia credo che sia la difficoltà evidente in cui versano tante famiglie nella vita quotidiana. Il lavoro, la casa, la difficoltà di arrivare a fine mese. Io non detto l’agenda politica a nessuno, ma questa mi sembra un’emergenza chiara»; 2) «La Chiesa non è un soggetto politico ma ciò non significa che non debba interessarsi della società. Tutt’altro. I vescovi danno voce al loro popolo»; 3) Ancora meglio: «Oggi, come in altri periodi della storia, si vuole che la Chiesa rimanga in Chiesa. Il culto e la carità sono apprezzati anche dalla mentalità laicista: in fondo — si pensa — la preghiera non fa male a nessuno e la carità fa bene a tutti. In altri termini, si vorrebbe negare la dimensione pubblica della fede, concedendone la possibilità nel privato; 4) «A tutti si riconosce come sacra la libertà di coscienza, ma dai cattolici a volte si pretende che essi prescindano dalla fede che forma la loro coscienza»; 5) «Se è gravemente ingiusto tradurre in termini di ordinamento pubblico certe scelte etico-religiose, è scorretto ridurre ogni posizione assunta dai credenti a scelta confessionale, e quindi totalmente individuale e privata»; 6) «Il passato non può essere impunemente negato in nome dell’economia, della tecnologia e dello scientismo. Pretendere di costruire la storia senza Dio è costruirla contro l’uomo»; 7) Citando Tomaso Eliot: «Se il cristianesimo se ne va, se ne va tutta la nostra cultura». E poi: «In Europa ci sono stati errori ed orrori perché l’Europa è stata poco cristiana, non troppo cristiana».
PER IL ventinovesimo Meeting di Rimini, si sono mobilitati tutti i vertici della Chiesa. C’era il capo dei vescovi (Bagnasco), sono arrivati i messaggi del segretario di Stato Bertone e del Papa. Benedetto XVI, commentando il titolo ‘O protagonisti o nessuno’, ha diffidato i giovani a prendere esempio dai finti ideali che dominano il mondo di oggi: gli attori del cinema, i miti della televisione e dello spettacolo, i giocatori di calcio, gli atleti». Non sono loro i veri protagonisti. E poi i politici. Tanti. Quasi tutti di centrodestra. Il ministro della cultura, Sandro Bondi, è stato pesante con l’opposizione: «Non vede la realtà, non è mai stata riformista, Veltroni è come gli altri e per quanto riguarda il dialogo con i cattolici, c’è una chiusura totale. Era meglio ai tempi di Togliatti».
di Massimo Pandolfi