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Speciale Meeting2008

MEETING

Alfano boccia l'indulto: un fallimento
E rilancia il braccialetto

Il ministro, a Rimini per la kermesse di Cielle, accelera sulla riforma della giustizia civile: sarà nel collegato della Finanziaria. "Il referendum sul lodo non ci fa paura"

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alfano al meeting di rimini Rimini, 27 agosto 2008 - C’E’ IL PARTITO delle manette e c’è il ministro del braccialetto. Angelino Alfano, dal Meeting di Rimini, lancia la sua proposta, che sta già spaccando a metà l’Italia. E’ una vecchia idea, circolava da un pezzo; ma presentata così, in modo ufficiale e per giunta dal ministro della Giustizia, ribalta il tavolo. «Voglio introdurre il braccialetto elettronico — dice Alfano —. I detenuti condannati per reati non gravi possono scontare così, con un braccialetto al polso, la loro pena. Li controlleremo a distanza. In Francia lo fanno già e non mi risulta ci siano controindicazioni: i reati, per capirci, non sono aumentati. In questo modo libereremmo le carceri».

 

Queste carceri strapiene sono un incubo per il Guardasigilli. «Non giriamoci attorno: l’indulto di due anni fa è stato un fallimento. Il fenomeno della recidività è più che evidente (27.472 persone sono uscite di cella, il 36% è di nuovo dentro; ndr) e le prigioni sono di nuovo piene. Sapete perché l’indulto è fallito? Perché le persone sono state fatte uscire senza che vi fosse stato un loro recupero. Sono uscite prima che fosse offerto agli uomini quel bivio che è la possibilità, usciti dal carcere, di fare un’altra cosa, di lavorare, invece di tornare a delinquere. E’ fallito il progetto del perdono senza recupero dello spirito».

 

ALFANO le vuole di nuovo svuotare queste carceri; però non vuole liberare i delinquenti. Mica facile, allora. Come si fa? Vediamo un po’. Detto del braccialetto elettronico, il ministro ha anche un’altra idea per togliersi di mezzo, spera in fretta, altri 4mila e 300 detenuti: «Sono i carcerati stranieri che devono scontare non più di due anni di carcere. Accordiamoci con i loro Paesi d’origine (e non sarà facile; ndr) e facciamoglieli scontare a casa i mesi che mancano. Risparmieremmo tanti di quei soldi che potremmo costruire otto nuovi carceri».

 

QUESTE sono le soluzioni, immediate, poi è ovvio che c’è dell’altro. Ed è stato questo ‘altro’, in realtà, al centro del dibattito di ieri. Un dibattito se vogliamo anche rivoluzionario, perchè il ministro era circondato da detenuti (due di loro hanno offerto la loro testimonianza) e il Meeting ha voluto dire che chi sbaglia deve pagare, sì, ma che un attimo dopo bisogna anche favorire la rieducazione e il reinserimento sociale di questa gente. Perché, come diceva Sant’Agostino, bisogna «amare gli uomini e condannare gli errori».

 

Dopo le chiacchiere e strachiacchiere dei giorni scorsi, si aspettava da Alfano anche una parola chiara e decisa sulla riforma della giustizia. Lui ha detto: «La faremo. Inutile girarci attorno: la giustizia non funziona, è troppo lenta. La faremo cercando il dialogo ma anche decidendo. Il solo il bla bla è inutile». Sui provvedimenti è più ermetico: Dice: «Con la Lega discuteremo sull’eventuale elezione diretta del pm, sono contrario alla pura cancellazione dell’obbligatorietà dell’azione penale; magari va solo rivisitata». E ancora: «Subito con la Finanziaria faremo la riforma della giustizia civile». E infine: “Entro quindici giorni copriremo le sedi disagiate dei Tribunali, le cosiddette Procure di frontiera”. E un eventuale referendum abrogativo del lodo che porta il suo nome? «Non mi preoccupa». Fine delle trasmissioni. L’argomento scotta e poi nelle prossime ore Alfano dovrebbe volare a Villa Certosa, da Berlusconi: vuole prima parlarne con lui, a quattr’occhi

di Massimo Pandolfi