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Speciale Meeting2008

LA KERMESSE DI RIMINI

"Il Meeting? La nuova Festa dell'Unità"
Pansa: l'unico luogo d'incontro rimasto

La stampa discute di se stessa. Confronto tra i direttori di Carlino, Riformista e Giornale sulle responsabilità e i compiti dei media

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L'intervento di Visci al Meeting di Rimini Rimini, 28 agosto 2008 - COS’È il Meeting? I capi di Cl dicono da una vita: ‘Venite e vedrete’. Oggi come oggi vengono in tanti; al giro di boa già siamo al tutto esaurito. Si supereranno le 700mile presenze dell’anno scorso. Ma alla domanda ‘che cos’è il Meeting?’ non si può rispondere dando solo dei numeri. Una risposta interessante la prova a dare Giampaolo Pansa, intervenuto ieri alla kermesse: "Il Meeting è un luogo unico in Italia. Non ce ne sono più così. Una volta funzionavano le Feste dell’Unità, ma oggi non sono più occasioni d’incontro. Qui a Rimini ero venuto nel 1986: c’è bella gente qui al Meeting. I giovani di Cl, che incontro anche alle presentazioni dei miei libri, sono una presenza massiccia nel Paese: li apprezzo, per l’entusiasmo e la curiosità. Gli altri giovani non li conosco molto, ma ho la sensazione che siano spesso slegati da tutto e da tutti".Pansa ha lanciato anche un appello a questi ragazzi: "Studiate la storia e non fate i giornalisti", ha titolato Meeting Quotidiano, il giornale che accompagna ogni 24 ore il cammino della settimana riminese. Pansa ha aggiunto: "Storia e giornalismo non sono comunque in contrapposizione: si occupano entrambi di fatti".

 

E DI FATTI si occupano, quotidianamente, i tre direttori dei quotidiani nazionali (Antonio Polito de ‘Il Riformista’, Mario Giordano de ‘Il Giornale‘ e Pierluigi Visci di ‘Carlino’ e ‘Qn’) che ieri hanno partecipato a un dibattito coordinato da Alberto Savorana. Il tema: ‘Quale protagonismo nell’informazione?’. Giordano e Polito si sono divisi su un tema; per Giordano il compito del giornalista non è educare, per Polito sì: "Noi dobbiamo raccontare i fatti — ha detto Giordano — Far sì che il cittadino sia informato. Dicendo chiaramente da che parte stiamo, però. Spesso l’informazione si parla addosso. Io dico sempre ai miei: andate fuori, andiamo a raccontare. Questo è il protagonismo". Per Polito il giornalista è invece anche un educatore: "Il nostro mestiere non è neanche più dare notizie: quelle arrivano ormai per conto loro. Il nostro mestiere è mediare. Educare. Mi va bene se il lettore non si fida: o meglio se ogni volta che apre un giornale si domanda se può o meno fidarsi. L’informazione può condannare all’ergastolo o assolvere una persona. Ci sono Paesi civili dove le telecamere non sono ammesse in aula".

 

Pierluigi Visci, rispondendo a Savorana che citava una frase di don Giussani (‘Se i giornalisti si rendessero conto delle grandi responsabilità quotidiane che hanno, forse a loro tremerebbero i polsi’), ha detto: "E’ vero, ogni giorno entriamo in contatto con notizie che ti toccano, e dobbiamo prendere decisioni che comportano grandi responsabilità. Ci si mette in gioco con la propria coscienza, la propria onestà, magari la propria fede. Il mio gruppo stampa ogni giorno, nelle sue diverse edizioni locali, migliaia di pagine. E la cosa difficile, credetemi, non è tanto come trattare questo o quel politico, ma come e se raccontare la notizia di un ragazzo che si è ucciso, ad esempio". Ci vogliono lealtà e realtà, ha detto in chiusura Savorana.

dall’inviato MASSIMO PANDOLFI










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