"Si litiga troppo
ma la spina è ancora inserita"
"Per quanto riguarda la politica, confermo che sono presente per il governo della città", scrive il sindaco in riposta al commento apparso sul Carlino Rimini di Carlo Andrea Barnabé
Rimini, 5 febbraio 2010 - Caro Barnabé, ho letto il commento apparso ieri sul Carlino Rimini, nel quale si descrive una situazione di contrapposizione su alcune importanti tematiche relative al governo della città (su cui tornerò brevemente), con un titolo nel quale sostiene che alla compagine amministrativa da me diretta hanno già "staccato la spina", descrivendo un sindaco "stanco e deluso… sempre più in ospedale". Parto dalle problematiche che ha sollevato e poi parlerò di politica.
Ho sempre ricordato, agli assessori e ai consiglieri di maggioranza, in particolare a coloro che hanno dato storicamente un maggior contributo alla città, che apparire contrapposti, farsi qualche volta i “dispetti”, ha il solo significato di contraddire una propria storia, in cui tante cose buone sono state realizzate. Compito dell’amministratore è anche quello di sapere accettare le idee altrui, di dare dimostrazione che trovare soluzioni che riassumano nel progetto anche idee diverse è l’immagine migliore da dare alla città. Il 2011 non è lontano e il futuro della coalizione dipenderà anche da questi comportamenti, poiché atteggiamenti litigiosi appaiono masochistici.
Biotestamento. E’ un dibattito aperto a livello nazionale, e a me sembra che idee ben delineate non ve ne siano. Su questo argomento, che necessita di una regolamentazione nazionale, cercheremo di trovare una soluzione locale che vada incontro alle istanze dei cittadini, sottolineando come atteggiamenti di eccessivo impegno e aggressione terapeutica nel periodo finale della vita non trovano giustificazione umana, sanitaria ed etica, e che tali istanze possono essere raccolte e segnalate in un registro.
Le polveri sottili. Mi dispiace che sia parso, tramite la stampa, che il vicesindaco Melucci non sia favorevole ai provvedimenti sulle polveri fini (a me pare che non fosse nemmeno l’intenzione dell’assessore Zanzini). In effetti Melucci, lo posso testimoniare, è stato ed è su questo argomento anche più “duro” di me. D’altronde abbiamo prodotto un’ampia documentazione che giustifica e rafforza le azioni che abbiamo intrapreso (e sono molte) al riguardo.
Colonia Enel. Ritengo il progetto Colonia Enel, e cioè la sua trasformazione in struttura alberghiera di buon livello, una soluzione in linea con quanto già deciso per altre situazioni dall’amministrazione, e quindi condivisibile. Troveremo al riguardo la giusta soluzione in Consiglio comunale e non mi sembra che ritardi di qualche settimana nell’approvazione del provvedimento possano portarvi nocumento. Queste le considerazioni sugli argomenti specifici.
Per quanto riguarda la politica, confermo che sono presente per il governo della città e che non vi è un mio atteggiamento né di sfiducia, né di scoramento. Certo, alcune manifestazioni possono indurre a sentimenti di sfiducia per i loro personalismi di piccolo cabotaggio e per l’assenza di qualsiasi prospettiva e progetto politico. L’ho scritto in ogni caso nell’introduzione al bilancio: ci aspetta un anno impegnativo, in cui dobbiamo completare il salto di qualità che abbiamo prodotto in questi dieci anni, e dobbiamo dimostrare responsabilità ed equilibrio.
Posso aver fatto errori nella conduzione della giunta e del Consiglio, e di ciò mi assumo la responsabilità. Ma a me pare che, nonostante questo, la maggior parte degli obiettivi che ci siamo dati siano stati raggiunti, un grande lavoro è stato svolto, e quindi sono queste valutazioni che hanno costituito la guida al mio operato. Sulla ‘spina già staccata’ voglio fare una battuta finale. La spina può essere staccata dal Consiglio comunale (e il sindaco ne prenderebbe atto), ma ritengo che sia il sindaco che può decidere questo atto traumatico. Un traumatismo che può essere giustificato solo se il lavoro amministrativo non procede nell’interesse della città. E’ la ragione che mi fa continuare, è la ragione per la quale lavoro ancora con entusiasmo in ospedale, per quel senso di responsabilità che prima richiamavo.
di Alberto Ravaioli
