I sindacati denunciano: "servizio peggiorato". Il motivo? Troppo lavoro, poco personale e turni massacranti. E le file al Pronto Soccorso si allungano
Rovigo, 17 gennaio 2008 - Mancanza di personale e accentramento dei servizi. Turni massacranti e un pronto soccorso ‘senza il secondo medico di notte’. Ecco quello che non va nell’ospedale di Rovigo. Ecco perché i pazienti devono aspettare ore e ore prima di essere medicati al pronto soccorso. Manca il personale sanitario adeguato e alcuni reparti rimangono sguarniti.
Ad annunciarlo sono i sindacati che ieri mattina hanno fatto un presidio davanti all’ospedale di Rovigo per chiedere il rinnovo del contratto, ormai scaduto da due anni, per i lavoratori della sanità, amministrativi e infermieri. "Questa direzione — denuncia Paolo Zanini, responsabile della Fp Cgil — ha tolto il secondo medico di notte al pronto soccorso per ridurre le spese. I problemi quindi si creano nel tardo pomeriggio, la notte e i festivi: momenti in cui c’è proprio una richiesta maggiore. E così la gente a volte aspetta anche sette ore in fila al pronto soccorso". Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: «e se capitano due codici rossi in una sola notte?», chiede ancora Zanini. Forse l’amministrazione Marcolongo saprà dare una risposta.
La mancanza di organico però non coinvolge solo il pronto soccorso, ma anche "i reparti di geriatria, medicina e rianimazione", spiega il responsabile Fp Cgil. "In questi reparti i turni non vengono rispettati — chiarisce Zanini — , i lavoratori non riescono più a fare le ferie e vangono richiamati in servizio. E’ la qualità del lavoro a risentirne soprattutto in un settore importante per la salute dei cittadini. Il personale sanitario si è già lamentato perché non riesce a lavorare come prima, a dedicare più tempo e cura al malato perchè i ritmi di lavoro sono frenetici".
"Bisogna investire sulle strutture, sul personale e sul territorio — continua Zanini —. La mia paura è che la tendenza della direzione sia verso l’accentramento, andando a tagliare dei punti sanità, come hanno già fatto a Occhiobello". Secondo il sindacalista invece la soluzione potrebbe essere «nella deospedalizzazione e negli investimenti sul territorio: risponde di più alle esigenze della gente e costa meno».
Il responsabile Fp Cgil ha poi parlato delle Utap, unità territoriali di assitenza primaria, che dovrebbero sorgere sia ad Adria che a Rovigo: «Potrebbero essere importannti per il rilancio della sanità», spiega Zanini.
"Noi eroghiamo una sanità di buona qualità — afferma il sindacalista — , ma è chiaro che si potrebbe fare molto di più. Le sofferenze si avvertono non solo al pronto soccorso ma anche negli ambulatori e sul territorio. Siamo in ua fase di arretramento rispetto a queste realtà". Una risposta concreta a queste problematiche potrebbe venire, secondo Zanini, "dalla politica che dovrebbe fare proposte e giocare un ruolo attivo".
"La politica Polesana, infatti, — conclude il responsabile della Fp Cgil — non è incisiva e s’inchina di fronte alle scelte del direttore generale. E Marcolongo non fa altro che attuare il piano regionale".
Francesca Manicardi
Oltre cento dipinti e una trentina di affiches per raccontare il movimento che, in Italia, ebbe il suo momento d'oro con Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, Corcos, Gioli, Banti e Panerai. L'esposizione aprirà il 10 febbraio e proseguirà fino al 13 luglio