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IL CRAC

Condanne pesanti al processo Eurobic

Per Gianni Magnan la pena è di 13 anni. Il difensore: "Attendo le motivazioni"

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Magnan Rovigo, 23 gennaio 2008 - CONDANNE severe per tutti.La sentenza al processo Erobic è arrivata a mezzanotte, con un carico pesantissimo di pene per gli imputati. Ben 13 anni per Gianni Magnan, l’ex presidente e principale imputato per il crac Eurobic. Le altre condanne: 3 anni per l’ex presidente provinciale Cna, Fulvio Secchiero, imputato come legale rappresentante della Marlow; 1 anno e 9 mesi a Claudio Giovagnoni, co gestore della Marlow; 6 anni e 6 mesi per Renato Maghini, ex presidente Solune srl; 2 anni e 8 mesi per Paolo De Rossi, titolare delle società Il Piovego e Caronte; 2 anni e 8 mesi per Gianfranco Beghini, titolare di Make Business e amministratore di Isi; 4 anni e 6 mesi per l’ex consigliere comunale di Forza Italia a Badia Polesine, Giorgio Faccioli, consulente; 1 e 2 mesi per l’ex assessore e presidente del Consiglio provinciale Antonella Bertoli, consulente e socia Solune; 1 anno e 9 mesi all’ex sindaco di Stienta, Paolo Forti, segretario Eurobic; 1 anno e 9 mesi per l’ex direttore del Consorzio di sviluppo, Giuliano Turcato, consulente; 1 anno e 8 mesi per l’ex sindaco di Porto Tolle Diego Precisvalle; 1 anno e 7 mesi per l’architetto Paolo Cattozzo, consulente Assolti Francesco La Gioia, ex direttore di Eurobic e Massimo Nicoli.

 

«Dopo una lunghissima camera di consiglio — ha dichiarato l’avvocato Migliorini — preceduta da altre 19 ore di camera di consiglio preliminare, qualsiasi commento per me è rimandato a dopo la lettura dela motivazione della sentenza»., Le richieste di condanna nei confronti degli imputati per il ‘caso Eurobic’ erano tutte molto pesanti. Molto dure soprattutto nei confronti dell’imputato principale, il presidente di Eurobic Gianni Magnan, che, nelle 230 pagine della requisitoria del pm, è accusato - in qualità di rappresentante legale e presidente del consiglio di amministrazione di Eurobic - di essersi appropriato della somma complessiva di 2.792.180.000 di lire emettendo a favore proprio e di soggetti terzi, allo stesso collegati, assegni tratti su conti corrente intestati a Eurobic distraendo e dissipando i beni della società che a seguito anche di tali operazioni dolose falliva con un passivo di quasi tre miliardi di lire.

SECONDO l’accusa Magnan, inoltre, avrebbe falsificato, allo scopo di procurarsi un ingiusto profitto, i libri e le scritture contabili della società oltre che i bilanci. Con lui, secondo il sostituto procuratore Manuela Fasolato, avrebbero collaborato per le distrazioni e relative falsificazioni De Rossi per 374 milioni di lire, Beghini per 270.500.000 di lire, Secchiero e Giovagnoni in concorso per complessivi 800 milioni di lire, di cui 680 milioni direttamente presi dallo stesso Secchiero e ritornati poi in possesso di Magnan e i restanti incamerati da Giovagnoni.

AVREBBERO ‘collaborato’ anche Maghini per 845 milioni e Faccioli per 116.000.000. Forti, invece, sarebbe stato l’esecutore delle disposizioni di Magnan allo scopo di agevolarlo anche se il suo ruolo, secondo il pm, sarebbe subalterno e non autonomo nelle decisioni rispetto a Magnan. Ruolo subalterno anche per la Bertoli accusata di riciclaggio. Per Prencisavalle il reato più grave commesso sarebbe la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ai danni delle Comunità Europea e della Regione Veneto come per Turcato, Cattozzo e La Gioia.

IL ‘CASO’ EUROBIC nasce nel luglio 2001: il bilancio 2000 finisce in tribunale a causa di una perdita di oltre 2 miliardi ed una richiesta di ispezione del pm Manuela Fasolato su eventuali irregolarità. Nel frattempo l’assemblea dei soci avvia una procedura di responsabilità nei confronti del presidente Gianni Magnan, costretto a dimettersi.











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