Rovigo, 31 gennaio 2008 - "Abbiamo un programma da rispettare: siamo una maggioranza e faremo la maggioranza". E così nasce anche ufficialmente il Pd, attraverso le parole del neoeletto capogruppo, Marcello Mazzo, che ieri da palazzo Nodari ha ricordato a tutti che se formalmente Ds e Margherita non esistono più, esistono ancora i loro impegni con la cittadinanza. Impegni che c’è tutta la volontà di rispettare. «Se la giunta riprenderà ad accelerare, il Pd sarà la sua colonna portante» ha voluto chiarire Dante Buson, ex capogruppo margheritino.
E quasi per difendere la nuova compagine dalle critiche piovute ‘da sinistra’, da parte di socialisti e Prc, e dalla metà ‘rosa’ del partito stesso, Arnaldo Vallin ha voluto fare chiarezza sulle dinamiche che hanno portato a questo risultato: "Due erano le strade percorribili, una burocratica e l’altra politica — ha precisato l’ex coordinatore diessino —. Alla prima, più meccanica, abbiamo preferito la seconda, scegliendo il dialogo e il coinvolgimento delle persone, ognuna con i propri crismi. E’ stato un processo più lungo, è vero, ma sono due gruppi con radici diverse a fondersi ed è importante che funzioni".
La scelta del capogruppo del nuovo partito è poi caduta su Marcello Mazzo per "segnare un cambio di passo" ha spiegato ancora Vallin ed anche se lui sostiene di non essere un 'druido' e di non avere questo potere, i compagni hanno fiducia in lui. "Non sarà un druido, ma è pur sempre un medico" conclude Vallin, quasi ad ammettere che la politica va curata. E forse anche la giunta di questa amministrazione.
Ed è proprio a proposito del recente ‘rimpasto’ che Mazzo lancia un’interessante chiave di lettura, soprattutto a chi si è dimostrato critico di fronte alla coincidenza dei due eventi (ridefinizione della compagine governativa e nascita del nuovo partito). "C’è chi dice che in politica l’aspetto umano va messo da parte. Io non ci credo e prima di tutto mi dispiace che chi ha investito tempo ed energie in politica ora debba fermarsi.
Ma per realizzare il disegno politico per il quale siamo stati eletti come squadra, qualcuno deve scendere in campo e qualcuno restare in panchina. L’importante è che i cambi siano vissuti con serenità, perchè le scelte tattiche non significano che chi è partito titolare si sia rivelato troppo scarso".
Mazzo non si sottrae neppure all’evidente malcontento delle donne del Pd e pur senza entrare nel cuore della ‘questione femminile’, lanciata insieme all’accusa di «scarsa trasparenza» da un battagliero gruppo rosa, il capogruppo si è però pronunciato in favore di un sostegno «vero» alla partecipazione femminile alla politica. Che certamente va ben oltre le quote rosa.
di Milena Furini
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