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ARTE

I fasti della Belle Epoque
di scena a Palazzo Roverella

Domenica apre la mostra evento del 2008, che resterà aperta fino al 13 luglio. In esposizione dipinti e affiche di grandi maestri come Boccioni, Boldini, Zandomeneghi, De Nittis, Bonzagni: il grande affresco di un'epoca

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Passeggiata invernale di Giuseppe De Nittis Rovigo, 8 febbraio 2008 - Domenica a Palazzo Roverella apre i battenti 'La Belle Epoque. Arte in Italia 1880-1915'. Si tratta della mostra evento del 2008, con dipinti e affiche di artisti del calibro di Boldini, De Nittis, Bonzagni, Boccioni, Zandomeneghi.

 

Poco meno di quarant'anni di storia europea connotati da un tumultuoso sviluppo: è questa la Belle Epoque. Con l'arte che seppe farsi specchio di quei tempi, in Francia, naturalmente, ma anche in Italia. E la mostra, che si apre domenica a Rovigo a palazzo Roverella, ne ricostruisce i fasti.


In mostra circa 110 dipinti e una trentina di affiches per raccontare, attraverso il fil rouge del ritratto femminile (ma non solo), le mode e le pose, le pause dell'intimità e della ricreazione, i momenti pubblici con le escursioni al parco o alle riviere, le promenade e i rendez-vous, le sfilate di moda, le gite al lago o al mare, la vita notturna nei teatri e nei tabarin, i veglioni, i casinò, le passeggiate a cavallo, i riti mondani, le galanterie ma anche i vizi e gli eccessi di quest'epoca. Al centro sempre la donna, tra vanita' e seduzione, tra l'autoreferenzialità del lusso e gli estremi dell'alcol e della morfina.


Tra le opere quelle di Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, Corcos, Gioli, Banti e Panerai, i quali con i loro lunghi soggiorni d'oltralpe mutuarono l'allure parigina coniugandola ai fermenti italiani. Ma non mancano dipinti di altri artisti, da Casorati, Boccioni, Bonzagni, Bocchi sino a Cavaglieri, anch'essi tra i protagonisti di quelle atmosfere.
Alla divulgazione e alla formazione di miti e modelli provvedevano gli affichistes, in primis Leonetto Cappiello, che come pochi altri seppe connotare la pubblicita' di quegli 'anni belli' con colorati cartelloni che per molti rappresentavano l'irragiungibilita' di un miraggio , per altri la certezza dell'oggi.

 

All'orizzonte, tensioni sociali, scontenti, rivolgimenti che portarono ad offuscare le melodie delle orchestre con il cupo rombo dei cannoni. Curata da Dario Matteoni e Francesca Cagianelli, voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e l'Accademia dei Concordi con gli Enti Locali, la mostra si propone come ideale seguito della recente, fortunata, esposizione monografica su Mario Cavaglieri. Resterà aperta fino al 13 luglio 2008.

 

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