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L'INDAGINE

Vittima di Acquabomber? No, solo un impostore

Ha bevuto candeggina con lo scopo di attirare l’attenzione su di sé. Poi ha cercato di dare la colpa a un fantomatico Acquabomber prendendosi in cambio una denuncia dai carabinieri della stazione di Lendinara
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acqua Rovigo, 1 aprile 2008 - HA BEVUTO della candeggina con il solo scopo di attirare l’attenzione su di sé. Poi ha cercato di dare la colpa a un fantomatico «Acquabomber» prendendosi in cambio una bella denuncia da parte dei carabinieri della stazione di Lendinara. A finire nei guai, giovedì scorso, è stato il 34enne M.M., residente a Lusia, che è stato indagato in stato di libertà per procurato allarme e simulazione di reato. La conclusione di una brillante indagine dell’Arma che ha portato il polesano a confessare di essersi inventato ogni cosa.

TUTTO INIZIA quando il 34enne si reca dai militari con in mano una bottiglietta d’acqua di una nota marca dicendo di aver bevuto e di essersi sentito immediatamente male. Una versione dei fatti che, in un primo momento, sembra anche convincente visto che l’uomo allega un referto medico del pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo dove gli vengono diagnosticate «una gastrite e una duodenite da effetti tossici causate da sostanze corrosive». Il tutto ‘condito’ con una prognosi di 12 giorni.

INSOMMA, un chiaro avvelenamento da candeggina come sembra confermare la bottiglia incriminata. Nel collo della stessa, infatti, poco sotto il tappo, i carabinieri rinvengono un minuscolo forellino praticato con una siringa.

ACQUABOMBER in Polesine, quindi? Per niente. I militari, infatti, cominciano a capire che la versione dei fatti fornita dal 34enne scricchiola e iniziano a incalzarlo con una serie di domande per fare emergere come sono andate davvero le cose. Il polesano, quindi, inizia a tradirsi quando parte con la descrizione del distributore automatico di Lendinara da cui avrebbe prelevato la bottiglietta. Una descrizione con molti punti oscuri che spinge i carabinieri a ulteriori richieste di chiarimenti che non arrivano. A quel punto, perciò, il 34enne decide di vuotare il sacco spiegando che a iniettare la candegina nella bottiglia era stato proprio lui. Una piccola dose, ovviamente, per evitare di finire davvero al Creatore. L’indagine è stata illustrata ieri mattina dal responsabile della Compagnia dei carabinieri di Rovigo, il luogotenente Domenico Maduri.

Marco Signorini

 

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