Rovigo, 15 aprile 2008 - UN POLESINE molto più...‘verde’ di due anni fa. E’ senza dubbio l’avanzata della Lega Nord la più grande sorpresa delle politiche 2008, a livello nazionale, ma, evidentemente, anche a livello locale. I polesani danno ancora fiducia a Berlusconi e Fini, visto che il Popolo della libertà al Senato si assesta sul 31,9 % (un po’ meno del 2006, dove Forza Italia e An complessivamente erano sul 35%) ma in tanti, molti di più del previsto, decidono di saltare sul Carroccio. Che, nella nostra provincia, si prende, al Senato, il 15,6% dei voti: un bel balzo in avanti rispetto al risultato del 2006 (quando la Lega era al 5,6%), un risultato che consente al Pdl, in Polesine, di arrivare a quota 47,51 %. Ma anche un risultato che sbatte in faccia agli amministratori (di centrosinistra come di centrodestra) quel malcontento diffuso che è cresciuto tra la gente del nord-est e che ora pretenderà la parola. E gli alleati del Pdl, questa volta dovranno, dargliela visto il bel bottino di voti che il partito di Bossi ha accumulato. E che sbatterà sul tavolo di Forza Italia e An.
E il centrosinistra? Beh, cominciamo dal Partito democratico. Il matrimonio tra Ds e Margherita, in Polesine, ha evidentemente solleticato l’interesse degli elettori, visto che la percentuale che guadagna sia al Senato che alla Camera è più alta di quella di due anni fa (andando ovviamente a considerare l’Ulivo): nel 2006 al Senato l’Ulivo aveva il 29% circa, mentre oggi Ds e Margherita hanno ottenuto il 32,92%. Se poi andiamo ad aggiungere al mucchio l’Idv, che ha corso a braccetto con il partito di Veltroni, allora la percentuale del Pd sale al 36,13%.
Ed è proprio l’Italia dei Valori l’altra sorpresa di queste politiche: a livello nazionale ha fatto un bel balzo in avanti e in Polesine (dove contava anche sul candidato Ennio, che sembrava, in casa Pd, il polesano più ‘vicino’ a Montecitorio) ha guadagnato il doppio di voti del 2006. Un chiaro segnale di gradimento e attenzione, da parte degli elettori, verso il programma di Di Pietro.
PARLANDO di partiti e non di coalizioni, comunque, in testa in Polesine rimane il Partito Democratico, con il 32,92% al Senato: la verità è che senza la Lega Nord il Pdl, nella nostra provincia, avrebbe fatto molta più fatica a salire sul podio. Anzi, per dirla tutta, non ce l’avrebbe fatta. E adesso spostiamo lo sguardo più a sinistra. Perchè c’è un altro dato che non può passare inosservato. La Sinistra Arcobaleno, che raggruppa Rifondazione, Comunisti Italiani e Verdi, esce dalle politiche 2008 distrutta. Nella nostra provincia, dove nel 2006 i tre partiti arrivavano intorno al 10%, oggi arrivano a rappresentare appena il 3 % degli elettori. Una disfatta che sancisce il fallimento del programma della sinistra radicale.
POCO esaltante anche in Polesine la prestazione dei partiti minori, dall’Udc ai socialisti: come era prevedibile tutti, rispetto ai dati del 2006, hanno perso. E in qualche caso parecchio. Insomma, gli elettori hanno scelto quel bipolarismo che evidentemente aspettavano da un pezzo.
Maristella Carbonin
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