Ora la Mobile rodigina è a caccia del terzo uomo. Individuati grazie ad una rapina simile compiuta nel veneziano
Rovigo, 22 maggio 2008 - PENSAVANO di averla fatta franca mettendo le mani su tutte le riprese fatte dalle telecamere a circuito chiuso e invece sono stati scoperti lo stesso. Ormai la banda che era stata in grado di rapinare nel gennaio scorso l’Unicredit banca di viale Porta Po a Rovigo, tenendo in ostaggio una ventina di persone fra impiegati e dipendenti, sta per essere completamente smascherata dagli investigatori. Gli uomini della Mobile rodigina, dopo aver arrestato il 30enne napoletano Fabio Di Guida, hanno individuato un secondo responsabile.
Si tratta di Ettore Campoli, 35enne, anch’egli napoletano. L’uomo, che si trova in carcere a Parma per fatti analoghi, è stato raggiunto da un’altra ordinanza di custodia cautelare chiesta dal sostituto procuratore di Rovigo, Ciro Savino ed emessa dal gip Carlo Negri. Ora l’inchiesta è rivolta all’individuazione di un terzo rapinatore.
Le indagini della questura rodigina si sono rivelate ancora una volta vincenti. Come nel caso precedente si sono svolte senza usare intercettazioni ambientali o videoriprese. Gli uomini della mobile, hanno fatto un lavoro d’archivio alla caccia di rapine simili. E così hanno focalizzato un colpo messo a segno a Quarto d’Altino (Venezia).
Ed è proprio mostrando uno dei fotogrammi scattati dalla telecamera della banca presa di mira nel veneziano che gli uomini della mobile sono riusciti a ‘incastrare’ finora i due componenti della banda.
A Rovigo i rapinatori hanno tenuto in ostaggio per oltre due ore 15 clienti e 5 dipendenti dell’Unicredit. Un colpo senza precedenti in Polesine, messo a segno da professionisti che sono fuggiti con poco meno di 200mila euro in contanti. Tutto è iniziato attorno alle 12 del 29 gennaio scorso quando tre banditi, vestiti con abiti eleganti, sono entrati nell’istituto di credito coprendosi subito il volto con sciarpe, cappelli e occhiali da sole.
I malviventi non si sono accontentati dei soldi presenti nelle casse. Il loro obiettivo era tutto il denaro della banca e quindi presente nella cassaforte e nei cassetti dei due bancomat che, proprio per motivi di sicurezza, si potevano aprire in un preciso orario e lasso di tempo. I rapinatori, quindi, per evitare che qualcuno rovinasse i loro piani, hanno preso tutti i clienti conducendoli in bagno dove li hanno legati con delle fascette di plastica da elettricista.
Il tutto dopo essersi impossessati dei loro telefonini per evitare che potessero chiamare le forze dell’ordine. Ma c’era un altro problema: quello degli ulteriori clienti che avrebbero potuto fare ingresso in banca fino alle 13.20, l’orario di chiusura. E così i malviventi, senza paura, si sono messi nel salone ad attenderli uno ad uno. Il ruolo di Di Guida era proprio quello, mentre Campoli era il capo, il coordinatore della banda.
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