Tra lagune e canneti alla scoperta di un'oasi spettacolare. Il 21 settembre riparte la stagione venatoria: in questi giorni si risistemeranno infatti le postazioni dalle quali sparare
Rovigo, 28 agosto 2008 - E’ un quadro dipinto a due mani, quello del Delta del Po: c’è quella della natura e c’è quella dell’uomo, ma sono intrecciate in una simbiosi che pare durare da sempre. Lo dimostra, ad esempio, l’opera preziosa dei vallicoltori, una ventina in tutto il Delta: è grazie al loro lavoro che le valli restano ‘vive’ e non si trasformano in stagni.
Ma i signori del Delta, sono, soprattutto, pescatori e cacciatori. Basta un tour tra la laguna di Caleri, il Po di Venezia, la Sacca del Canarin, la spiaggia di Scano Boa o la laguna di Barbamarco per scoprire che questo angolo selvaggio di paradiso non è solo terra di aironi, fenicotteri e germani. A parlare dell’uomo, ad esempio, sono i pali che trafiggono il mare come spade, tra le lagune di Caleri e e Marinetta: un milione di metri quadrati riservati alla molluschicoltura, e che la Provincia ha intenzione di ampliare riservando, alla coltivazione delle vongole, altri 400mila metri quadrati di mare. Ma sono anche i ‘coegi’ o ‘coeie’, gli appostamenti fissi per la caccia, a ricordare che, nelle valli, tra qualche settimana, inizieranno ad echeggiare gli spari dei fucili.
Ad accompagnarci, ieri, in un magico tour tra le lagune e le valli del Delta è stato qualcuno che, questi luoghi, li conosce davvero bene: le guardie provinciali, insieme al vicepresidente della Provincia e assessore alla Caccia e Pesca, Gino Sandro Spinello, Vanni Bellonzi, dirigente del settore, Monica Attolini, capo servizio risorse faunistiche-caccia e vigilanza, Francesco Veronese, tecnico di area ed Elena Pavarin, capo servizio per il contenzioso.
A bordo di una Boston Whaler, la leggendaria inaffondabile (una delle sette imbarcazioni della Provincia), abbiamo percorso i tratti più belli del Delta. Come la laguna di Caleri, formata da terre una volta intestate a privati e ora sommerse dall’acqua e quindi diventate proprietà del demanio. "Anche se — come spiega Bellonzi — non c’è mai stata una formalizzazione di questo passaggio". E’ per questo che da tempo tra la Capitaneria di Porto (quindi lo Stato), la Provincia (che sulle aree pubbliche dà le concessioni di pesca) e i privati (nella laguna di Caleri sono una decina) è in atto un contenzioso.
A punteggiare le lagune, come detto prima, ci sono gli appostamenti di caccia fissi: mini capanne sull’acqua dove i cacciatori, nascosti, aspettano che le loro prede si alzino in volo. "Quelli della Provincia, in tutto il Delta, sono 280", spiega Bellonzi. A risistemarli, prima dell’inizio della stagione venatoria (che prenderà il via il 21 settembre), saranno i tenutari degli appostamenti: cacciatori che, per tradizione, se li sono guadagnati.
di Maristella Carbonin
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