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Dal Polesine a Roma contro la nuova scuola

Manifestazioni e proteste anche in città. Mobilitazione contro il decreto-Gelmini approvato in via definitiva dal Senato

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Studenti in piazza contro la Gelmini (foto Ferraro/Ansa) Rovigo, 30 ottobre 2008 - SARÀ una giornata di mobilitazione in tutta la scuola polesana contro il decreto-Gelmini approvato ieri in via definitiva dal Senato. Una manifestazione dalle forme variopinte.

Una parte del personale docente e Ata, di Cgil, Cisl, Uil e Snals, sarà a Roma con mezzi propri, ma anche con due pullman dell’organizzazione partiti da Rovigo nella nottata.


Un’altra parte del corpo docente promuoverà iniziative di protesta nel territorio. Pare che alcuni “prof” delle Superiori del capoluogo provinciale intendano portare le classi a far lezione all’aperto, in sintonia con quanto avviene da giorni in varie Università italiane.

C’è poi il corteo degli studenti rodigini, che dovrebbe confluire nella mattinata a piazza Cervi e da lì verso il centro cittadino. Un corteo al quale probabilmente si aggregheranno colorate coreografie promosse da tanti insegnanti elementari.

In altri istituti di base della provincia il personale in sciopero farà volantinaggio davanti ai plessi per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e informare. Nella serata, alla Gran Guardia, incontro pubblico promosso dai docenti rodigini, in particolare del “Celio-Roccati”.

Insomma una grande giornata di mobilitazione in tutta la provincia, come da anni non si vedeva.

"C’è attorno alla protesta un enorme fermento - diceva ieri sera Teresa Bradiani, segretaria provinciale della Cgil-scuola -, un fermento che si misura con forza nella scuola elementare, che credo parteciperà alla protesta massicciamente. Più a macchia di leopardo negli altri ordini di istruzione. Ma sono convinta siamo di fronte alla più coinvolgente protesta della scuola degli ultimi anni, anche in Polesine".

Una protesta acuita dalla “fretta” del Governo di far approvare, ieri al Senato, in via definitiva il decreto-Gelmini. E i sindacati snocciolano i dati che sostengono il “grande sciopero”: la spesa, quella per l’istruzione, è già oggi, a loro avviso, nettamente più bassa (siamo al 3,3% del Pil) rispetto alla media dei Paesi-Ocse, dove si arriva al 3,8% del Pil, e con i tagli di 8,5 miliardi in tre anni previsti dal Governo la distanza aumenterà ancora di più.

Rispetto poi al bilancio dello Stato, gli oneri per la scuola in Italia sono del 9%, quando tra i Paesi-Ocse la media è del 13%. Il tutto, in un contesto di incremento degli alunni, per effetto delle immigrazioni, incremento molto marcato proprio in Veneto. I sindacati e gli studenti intravedono dietro il decreto-Gelmini l’idea di “sacrificare” la scuola pubblica e la formazione.

di OSVALDO PASELLO










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