Dilaga il fenomeno degli ambulanti con gli occhi a mandorla. Dopo bar e ristoranti, in città hanno aperto anche due parrucchieri. Gli stranieri hanno risolto il problema della crisi dei posti vuoti
Rovigo, 27 novembre 2008 -Trovare una bella ragazza con gli occhi a mandorla che ti serve un caffè, ha fatto scoprire a tanta gente la popolazione cinese in Polesine.
I cinesi tra noi ci sono sempre stati e, discreti come sono, ben pochi s’erano accorti della loro presenza se non in occasione di qualche serata esotica, con ambienti e cibi che non fossero quelli di tutti i giorni. Ma quella del riserbo è una qualità da non sottovalutare per questo popolo che alza raramente la voce e non si arrabbia mai. Adesso uno va al bar e trova, non più il suo solito gestore, ma questa ragazza cinese che, informata proprio dall’ex esercente, ti chiama per nome.
Questa, si può dire, è la fase tre della presenza ‘economica’ fra noi del popolo cinese. Era iniziata una ventina d’anni fa dopo il famoso proclama di Deng Xiaoping "Arricchitevi" che invitava i cinesi a darsi da fare per diventare ricchi. In Cina anche l’arricchimento privato è un qualcosa di imposto e ognuno ne doveva trarre le logiche conseguenze. Così è cominciata la produzione di prodotti commerciali di largo consumo, trasferendo ben presto all’estero questa massa di prodotti per reperire valuta pregiata.
L’onda lunga del proclama di Deng è arrivato da noi dopo una decina d’anni con i primi prodotti confezionati in Cina e poi con la conquista delle rete commerciale. Dapprima mercati all’ingrosso, poi vendita al minuto. La rete commerciale più facile da reperire era quella degli ambulanti che si prestava perfettamente alla distribuzioni di prodotti dal prezzo molto basso in un momento in cui da noi varie produzioni erano diventate antieconomiche. Quello che interessava ai produttori cinesi era avere uno sbocco sicuro per i loro prodotti. Ovviamente non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Quando si vede un cinese dietro un banco, si pensa a un operatore su area pubblica di casa nostra, con problemi inerenti solo al suo lavoro e non collagati ad altri fattori. In realtà il cinese che viene da noi non è altro che il terminale di un modo di concepire il commercio molto diverso dal nostro.
Facciamo l’esempio di un ragazzo che dalla Cina si traferisca in Italia per fare l’ambulante. Non sa una parola d’italiano, eppure quando arriva ha i soldi per il camion e la merce per iniziare a lavorare. Ben presto trova anche il finanziamento per comperare anche dei posteggi. Questo è possibile perchè la famiglia che lui ha lasciato in Cina è un gruppo che gli fornisce i mezzi per cominciare a lavorare.
Dietro a lui seguiranno altri, formando così una catena sempre molto sicura nei suoi anelli. Se il ragazzo non ce la fa, lascia l’incarico ad un altro, sempre dello stesso gruppo, che ne rileverà l’impiego e il capitale acquisito.
Come dire, si tratta di un prestito d’onore che il ragazzo è chiamato a restituire nel tempo necessario.
Dietro alla famiglia si muovono ovviamente anche enti finanziari e questo ha consentito l’espandersi della presenza cinese in Italia che ora sta interessando anche i servizi di ristorazione, ma che una decina di anni fa era interessata sopratutto al commercio. Prima ambulante e poi fisso.
Da notare che i mercati all’aperto tempo addietro erano in crisi, non avendo i gestori dei banchi il ricambio generazionale in caso di pensionamento. Nei mercati c’erano molti posteggi liberi e l’arrivo dei cinesi rappresentò per molti un’uscita particolarmente vantaggiosa dalla propria professione.
Ora questa spinta sta rallentando solo perchè i cinesi temono di saturare un mercato con prodotti e venditori simili tra di loro. Così si sono posti un limite naturale e mai scitto che però, nella maggior parte dei casi, funziona.
Questo ha portato nei mercati una presenza cinese massiccia, ma non predominante. Tanto per fare degli esempi, possiamo parlare di circa 30, 40 operatori cinesi a Rovigo in occasione del mercato del martedì (l’approssimazione è d’obbligo visto che la realtà evolve in continuazione) su circa 190 espositori. La domenica a Solesino sono 20, 25 su 90 espositori, al lunedì a Villadose 5, 6 su 25,28 espositori e così via. Tra gli ambulanti di casa nostra c’è un detto che circola molto frequentemente: "Se ci sono i cinesi - si dice - il mercato funziona", nel senso che questi operatori sanno bene dove aprire la loro bancarella. Da notare anche che hanno una cura quasi maniacale del loro banco, sono gentilissimi e molto rispettosi, sia nei confronti delle autorità che della gente.
Non c’è quindi da aspettarsi una maggiore accentuazione di questa presenza fra i banchi del mercato in quanto sarebbe per loro controproducente. Solo realtà ben definite, e sopratutto economicamente molto vantaggiose, possono risvegliare il loro interesse. Per questo in molti casi, dopo il commercio ambulante, c’è stato il passaggio al mercato fisso e quindi, ultima in ordine di tempo (per il momento) alla ristorazione che rappresenta sempre un veicolo privilegiato di finanziamento immediato.
Si torna così al punto di partenza, a quell’"Arricchitevi" di Deng degli anni ‘70 che ha scatenato nei cinesi di ogni età e di ogni condizione sociale la febbre del produrre (oggetti o soldi) ad ogni costo.
di Enzo Fuso
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