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LA PROTESTA

La richiesta dei parrucchieri: "Più controlli per i cinesi"

Mariano Aglio, presidente della Cna: "Tutti devono rispettare le regole. Otto euro per un taglio di capelli è una cifra troppo bassa. Vi spieghiamo perchè"

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Parrucchieri al lavoro (foto Brianza) Rovigo, 29 novembre 2008 - In un mercato del lavoro che si sta sempre più frammentando tra abusivi italiani e stranieri, è sempre più faticoso stare sul mercato.
E per un imprenditore stare aperto tutti i giorni è una vera e propria 'guerra'. Anche i parrucchieri non si discostano da questa situazione. Il presidente provinciale e regionale dell’Unione benessere della Cna, Mariano Aglio interviene in merito all’apertura di negozi gestiti da cinesi in città. Ce ne sono due a Rovigo e uno a Badia Polesine. Nei giorni scorsi il Carlino aveva mandato un suo cronista sul campo, per sottoporsi ad un taglio di capelli da uno dei due parrucchieri cinesi che hanno aperto di recente in città. Il costo per il taglio dei capelli è stato di 8 euro.

 


"Se loro, i cinesi, si attenessero alle regole non potrebbero far pagare 8 euro. Per questo sollecitiamo che siano fatti dei controlli per verificare se sono stati rispettati tutti i regolamenti e le leggi in vigore", sostiene Mariano Aglio. Controlli che devono essere fatti da polizia municipale, Ulss, Agenzia delle entrate.
Fra affitto, Inps, Inail, Camera di commercio e studi di settore, i parrucchieri nostrani sono costretti a pagare tasse su tasse che stanno gravando sempre più sul bilancio di queste mini aziende che però, messe tutte assieme, danno lavoro a circa 1200 persone in tutta la provincia. Si tratta di una realtà magari poco visibile ma ben consistente.

 


"I cinesi — sostiene Aglio — comprano la licenza per aprire l’attività, ma non hanno la qualifica. Per questo oltre alla licenza, sono obbligati ad avere una persona qualificata sempre presente all’interno del negozio. Questo però non sempre avviene". Per avere la qualifica uno deve fare un corso professionale che dura tre anni e che deve essere accreditato dalla Regione Veneto.

 


"Non siamo contro la libera concorrenza, anzi ben venga. A patto che tutti partano allo stesso livello e non ci siano privilegi. Se tutti devono rispettare le regole, le regole devono essere uguali per tutti. Attualmente — cocnlude Aglio — ci stiamo battendo perchè l’Iva sulle attività di servizio sia abbassata al 10 per cento, anche per dare al cittdino maggior potere d’acquisto".










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