Rovigo, 21 ottobre 2017 - Era nata in agosto e nello stesso anno della scoperta dell’America, l’antica fiera rodigina, che per lungo tempo era stata un punto di riferimento privilegiato nell’ambito dei mercati di bestiame. L’intento, infatti, era quello di incentivare l’allevamento dei cavalli, allargandosi poi anche ai bovini. E anche dopo la scomparsa dello scuro e robusto cavallo polesano, la fiera, che nel frattempo era trasmigrata di un paio di mesi, continuò a prosperare, irrinunciabile appuntamento di allevatori e mediatori di bestiame e ambulanti di ogni genere, culmine di ben sette sagre rionali, che dai primi incendi di agosto arrivavano alle dense nebbie di febbraio.

E dunque nell’ultima decade di ottobre, con i raccolti ormai ultimati e le piogge d’autunno pronte a ingrossare i due grandi fiumi alle porte della città, la piazza più importante, ha scritto Francesco Antonio Bocchi, «si gremiva di merci in botteghe erette in mezzo ad essa, e sotto i portici; ma principalmente di bovini si copriva quel vastissimo prato, attorno al quale si piantavano capanni e baracche con ogni maniera di reficiamenti. Entro barche ferme in Adigetto, esponevansi i vitelli. Era costume delle signore passeggiare anche nel prato elegantemente vestite e munite di pungenti contadineschi, che a tal uopo vendevansi per le vie, a tener lontani i cornuti animali».

Numerosissimi i carri, i birrocci, le timonelle, posteggiati in via Orti (oggi Alberto Mario), alla Brusa (come si chiamava via Fusinato) e sul Terraglio (l’attuale viale Trieste), con accanto cavalli e muli e asini. E c’erano le bancarelle che vendevano cibarie a pochi soldi: trippa e coratina, baccalà arrosto e cotechini lessi, con pane bianco e vino a volontà. Sotto il portico degli Ebrei in via Cavour si vendevano le pinze calde di farina gialla, la bistocca e gli storti con la panna montata.

In piazza XX Settembre stazionavano i baracconi e le giostre, ma anche i banchetti dei ciarlatani che vendevano rimedi per tutte le malattie, mentre le 'stroleghe0 predicevano il futuro. La sera c’era l’opera al Teatro Sociale, occasione mondana ma anche straordinaria tradizione musicale che ha dato a Rovigo i suoi quarti di nobiltà artistica. 

LA GUIDA - La fiera una volta si apriva con il 'campanon' e si chiudeva con la tombola di beneficenza, in piazza, sotto il municipio. Oggi, banche e bancarelle sono sempre più invadenti e si assomigliano tutte, vendono con gli stessi prezzi la stessa merce: calze da uomo a mazzetti di tre paia, portafogli, cinture e borselli, scialli e sciarpe di lana, guanti e foulard, ma anche piadine con la salsiccia grassa e fumante, patatine fritte, panini col würstel infilato nel ketchup. Quindi le mandorle. E poi la folla che sabato e domenica e martedì “franco” scivola a passo di lumaca dalle due piazze gremite a quasi tutto il Corso del popolo, per poi raggiungere il luna park al CenSer.

QUANDO - Fino a martedì 24 ottobre.