"Violentò una donna incinta"
A processo il muratore incriminato
Il 38enne di Taglio di Po è stato rinviato a giudizio. Su di lui pesa un'accusa di violenza sessuale ai danni di una giovane donna venezuelana, all'epoca dei fatti in Polesine per una vacanza
Rovigo, 13 novembre 2009 - Si è lasciata violentare per salvare la vita al bambino che portava in grembo. Una ‘scelta’ drammatica che solo una madre può capire e che lei, Belen, una 27enne venezuelana residente in Argentina, non potrà mai dimenticare.
La giovane, che, alla fine dello scorso gennaio, si trovava in Polesine per trascorrere alcuni giorni di vacanza da un cugino che stava lavorando per l’Adriatic Lng al terminal gasiero, ebbe la sfortuna di incontrare per caso l’orco che poi abusò di lei e che venne poi messo in stato di fermo dai carabinieri della Compagnia di Adria, guidata dal capitano Riccardo Marchi. Dietro alle sbarre, infatti, finì il serbo Dragan Nikolic, muratore 38enne residente a Taglio di Po, sposato con due figli, che proprio ieri è comparso davanti al giudice per le udienze preliminari Carlo Negri, che, su richiesta del sostituto procuratore Sabrina Duò, ha disposto il suo rinvio a giudizio nella data del 21 gennaio 2010 con l’accusa di violenza sessuale.
L’incontro, tra i due, avvenne per caso di prima mattina quando la ragazza, studentessa di giurisprudenza all’università di Buenos Aires ma già sposata con un immobiliarista argentino, chiese informazioni per strada al serbo per poter raggiungere Venezia per una gita turistica. A quel punto Nikolic, approfittando della sua buona fede, si sarebbe offerto di darle un passaggio facendola salire sulla sua auto, una Rover 200 di colore blu.
Poi, strada facendo, il 38enne si offrì di farle da ‘guida turistica’ convincendola con i suoi modi di fare eleganti ed educati. La giornata, infatti, trascorse nel migliore dei modi e il serbo avrebbe addirittura comprato un cellulare alla ragazza visto che quello in suo possesso, in Italia, non funzionava. Ma è di sera che l’uomo avrebbe deciso di dar sfogo ai suoi istinti più bassi. Attorno alle 22.30, infatti, il serbo, percorsa l’A13, è uscito al casello di Boara Pisani e, una volta imboccata la Regionale 443 che porta verso Adria e il Delta, all’altezza di Villadose, svoltò improvvisamente in una strada laterale di campagna dove avrebbe costretto la ragazza ad avere un rapporto intimo completo con lui minacciandola poi di morte se avesse denunciato il fatto alle forze dell’ordine.
Ma la 27enne, che in auto non aveva potuto fare altro che lasciarsi stuprare, capendo che altrimenti la sua vita e quella del bimbo avrebbe potuto essere in pericolo, non ci pensò due volte ed andò subito dai carabinieri della stazione di Porto Viro per raccontare il dramma che aveva vissuto. A quel punto, mentre i militari stavano accompagnando la ragazza in ospedale, i colleghi del Nor della Compagnia si recarono a Taglio di Po, a casa dello slavo. Il 38enne, come se nulla fosse, si trovava a casa con i suoi cari e avrebbe negato di aver abusato della giovane anche se pare non abbia nascosto di averla incontrata.











