Boris, un polesano
tra i ghiacci artici
della base Concordia
Ha superato dure selezioni al Cnr per partecipare all'équipe internazionale. Dal Natale del 2009 lavora alla Base Concordia come tecnico informatico

Rovigo, 19 luglio 2010 - Una storia, quella di Boris, 35 anni, che fa pendant con quella di Umberto Maddalena, il pilota polesano che al Polo Nord rintracciò la famosa ‘Tenda Rossa’ del comanante Nobile. Una storia agli antipodi, stavolta, quella di Boris Padovan, il polesano che da poco prima di Natale 2009 è là in Antartide, precisamente a ‘Domec C’ – Stazione Concordia Base. Là dove gli italiani del Pnra ( Programma Nazionale di Ricerche in Antartide) e francesi dell’Ipev stanno portando avanti assieme dal 1993 un progetto di ricerche.
E così adesso Boris è là a Concordia Base poiché, dopo aver superato speciali selezioni al Cnr a Roma e particolari test psico fisico-attitudinali nonché visite mediche, perizie psichiatriche e addestramento militare sull’Appennino tosco-emiliano e poi su un ghiacciaio del versante Italiano del Monte Bianco, è entrato a far parte di un team composto da 6 italiani, 6 francesi e un ceco.
Un’avventura in linea con le aspettative di Boris e della sua ‘ingegneria spaziale’ di cui peraltro raccontava, al momento della partenza, suo padre Giancarlo, il crespinese classe 1947 che appena diplomatosi a Rovigo si è ‘divertito’ a fare una lunga passeggiata, in compagnia di altri due suoi amici neo diplomati ragionieri, da Crespino fino alla Madonna di Monte Berico a Vicenza.
Pensate, se non ci fosse stato … Monte Berico, forse non ci sarebbe stata l’Antartide, nella vita di Boris. Sentite Boris dall’altro capo del mondo, ma cuore polesano: «In ricordo del viaggio di papà, poi feci a piedi Padova – Crespino, in 12 ore in compagnia di un amico, ma i miei ...erano solo 60 chilometri. Poi mi ha preso la passione per il podismo, per le corse e per la maratona».
Ma su quali basi professionali Padovan è arrivato in Antartide? Va detto innanzitutto che il polesano Boris Padovan si è laureato in Astronomia a Padova, dottorato in Scienze Spaziali tra università di Padova e di Austin (Texas). E da 4 anni stava lavorando a Padova come consulente informatico. Poi ha visto il progetto Winter Over, ha partecipato e superato le lunghe e difficili selezioni e …pronti e via in Antartide. Per fare cosa, per quanto, con quali compiti? Spiega tutto Boris: «C’è stata l’opportunità di fare il Winter-Over a Concordia 2010 come tecnico informatico e telecomunicazionista.
Durante il lungo inverno antartico seguirò il corretto funzionamento di quattro esperimenti scientifici: ‘Domex’, consistente di un radiometro che osserva dall’alto il ghiaccio entro una certa banda di frequenza; ‘Saoz’, che studia il contenuto di ozono nell’aria; ‘Geoelectric field’, atto a misurare di continuo il campo elettrico della Terra; ‘Hamstrad’, per le misure nella banda delle microonde di temperatura e umidità dell’aria. Infine eseguirò dei test di funzionamento dell’ancora incompleto telescopio infrarosso Irait».Quanto sia importante il ‘progetto italiano in Antartide’ lo dimostra un sms di Boris spedito pochi giorni fa a papà Giancarlo e datato 8 luglio.
Era l’invito a guardare i telegiornali perché dal Quirinale il Presidente Giorgio Napolitano, nel corso della cerimonia del 25° anniversario dell’avvio del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, avrebbe fatto un collegamento in videoconferenza con il personale della stazione Concordia. Così sono poi esplose le ‘emozioni’ di tutti, da papà Giancarlo a mamma Laura, mentre la sorella Micol informava gli amici della ‘situazione video’ scaricabile da internet.
E Giancarlo, smaltita l’emozione, ha reso onore così all’importanza dell’evento: «Parlare di Antartide e di Boris? Sì devo ammettere che è un ‘fatto straordinario’ la sua presenza in Antartide, ma vorrei sottolineare che al di là di tutto mio figlio è ‘straordinario’ oltre che per la sue qualità professionali, soprattutto per la sua grande umiltà, per il suo modo di ‘stare’ con la gente, sia con i ‘grandi’ che con i ‘piccoli’».
E mamma Laura? Lei non ha nascosto la sua soddisfazione: «Boris è il nostro orgoglio». Ma devo dire che trapelava tutto il suo affetto materno, come d’altra parte quello di nonna Rina che, nella sua casa vicino a Piazza Fetonte, ci ha detto: «Boris è sempre stato molto legato a noi. Ed ha Crespino nel cuore come suo papà Giancarlo». Insomma l’Antartide è distante, ma di Boris ci fa piacere segnalare il suo feeling pro-Polesine, dove è anche di casa con le sue partecipazioni alle corse podistiche, tra cui quella attorno all’idrovora di Cà Vendramin e nella storica ‘4 passi per El Tajo’, sempre a Taglio di Po nel 2009, dove é stato tra i protagonisti. Una passione vera, il podismo, tant’è che Boris spiega: «Dopo quel viaggio a Crespino, è nata l’idea di correre prima o poi una maratona. Quando vivevo in Texas per il dottorato in scienze e tecnologie spaziali cominciai a correre seriamente fino a correre lì la mia prima maratona...».
Pensate, Boris prima di partire sul rompighiaccio da Christchurch ( New Zealand) ha spedito una cartolina agli ‘amici’ crespinesi e poi là in Antartide l’abbiamo ‘visto’ allenarsi sul tapis roulant indossando una maglietta bianca col logo del ‘Parco Delta del Po’. Anche per questo al nostro Boris abbiamo chiesto ‘come sta’ il polesano Padovan al Polo Sud? «Siamo a 3200m di quota, che come pressione e ossigenazione qui corrispondono a 3900m. Ho già fatto delle camminate da 15 km a 35° sotto zero. Qui cerco di allenarmi pian piano sulla cyclette o sul tapis roulant, tanto qui non si possono fare grandi sforzi, basta poco e l’ematocrito schizza in pochi mesi fino a 56. Essere qui é come essere sulla Luna, o su un altro pianeta ghiacciato. Sotto di noi ci sono 3 km di ghiaccio».
Vita speciale, anzi Antartica. D’altra parte Boris già a gennaio 2010 ‘ragionava’ in prospettiva così: «Ora è sempre giorno, ma fra un mese il sole comincerà a tramontare e pian piano diventerà sempre più buio fino ad avere buio totale per almeno 3 mesi e le temperature scenderanno fino a meno 80. Rimarremo qui per ben 9 mesi, durante i quali la base sarà irraggiungibile da qualsiasi mezzo terrestre o aereo». E poi: «Ricevere mail dalle persone di casa, e da gente legata allo sport e in particolar modo alla corsa mi fa molto piacere, soprattutto pensando ai duri mesi di isolamento. Può capitare che anche il satellite ci tagli fuori dal mondo, ma in generale la mail almeno una volta al giorno riusciamo a scaricarla. Raccontami perciò cosa fate voi del Polesine, perché purtroppo non abbiamo accesso a internet e non posso visitare…».
Già, raccontare cosa succede in Polesine, nel Veneto, in Italia. Purtroppo a Crespino, ai primi di marzo , si è spento nonno Cesare. Così lontano, così vicino per Boris. Per questo sul sito www.concordiabase.eu , la web master Simona Longo, considerando l’isolamento dei partecipanti alla spedizione, ha pubblicato questo suo speciale ‘ saluto al caro nonno’, dall’Antartide , comunicato via e-mail da Boris: «Alla fine, dopo alcuni mesi di condizioni precarie, il mio caro nonno Cesare, si è spento serenamente e senza dolore a casa sua, tra le braccia di mia nonna e di mio papà. Aveva 94 anni, un’età invidiabile, e una fine altrettanto invidiabile.
L’avevo visto l’ultima volta il 10 Dicembre, giorno che ero venuto a Bologna per parlare con Simona Longo della parte informatica di Concordia, a soli 6 giorni dalla mia partenza per l’Antartide. Il nostro ultimo saluto fu però al telefono circa 15-20 giorni fa, in cui il nonno mi parlò e mi salutò con vigore promettendomi che avrebbe fatto di tutto per aspettarmi e rivedermi. Ecco, volevo solo ringraziare tutti per le parole di sostegno e conforto che hanno saputo darmi in questi giorni. Un caro saluto, Boris Padovan». Ma la vita va avanti, così Boris dall’Antartide ne ha poi raccontate tante, dai paesaggi all’amicizia tra i 13 del Winter Over 2010.
Così l’ultima domanda nasce tra il banale e l’immenso: Boris come va la vita lì in Antartide? E lui, Boris Padovan, ci risponde così passando dal presente al futuro: «La vita qui in Antartide procede discretamente bene, anche se comincia a sentirsi il peso dei lunghi mesi di isolamento e di sacrifici. Le persone da casa, ad eccezione di quelle più care, lentamente hanno ridotto la frequenza delle e-mail, come si fossero abituati alla nostra presenza qui, quando invece inizia il periodo più duro, quello in cui le novità sono finite. Abbiamo passato i festeggiamenti del Mid-Winter, abbiamo visto le aurore australi, abbiamo ‘provato’ tra le temperature più basse di sempre (-84.6°C). Ora davvero pare che ci rimanga solo da rivedere spuntare il sole fra circa un mese e poi attendere che arrivi il primo aereo a novembre. Con la fantasia stiamo anche già progettando un bel viaggio tra Tasmania e Australia che seguirà la nostra avventura qua giù. Per fortuna a dare ancora un buon ritmo alla vita rimangono quotidianamente la corsa sul tapis roulant e il karate».Una cosa è certa, noi polesani seguiremo Boris dove andrà, ovviamente di corsa.
di SERGIO SOTTOVIA










