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Per i suoi 125 anni
il Carlino
ricorda
Cesare Chiusoli

È sepolto nel cimitero di Rovigo uno degli storici fondatori del «Resto del Carlino», che sul finire del 1891 si ammalò di tifo grave e violento 

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Il Resto del Carlino (fotoprint)
Il Resto del Carlino (fotoprint)

Rovigo, 21 ottobre 2010 - Se oggi il nome di Cesare Chiusoli, tradito dalla morte prematura e dalla carta stampata, dice poco o niente, la sua eredità è più viva che mai. Basti dire che questo stesso giornale, «Il Resto del Carlino», è opera sua, nel senso che fu proprio lui fondarlo, così come avrebbe fatto poi a Rovigo con il glorioso «Corriere del Polesine».

Figlio di un operaio, Cesare Chiusoli era nato a Bologna nel settembre del 1861 e, era ancora studente in giurisprudenza, aveva manifestato interesse per la poesia, quella carducciana, ma ancor più quella beffarda di Olindo Guerrini, che aveva fatto grande scalpore con versi «postumi» attribuiti a un inesistente Lorenzo Stecchetti morto tisico. L’amore per il teatro aveva aperto a Chiusoli la redazione de «La Patria», di cui era diventato critico drammatico. Anche per questo, forse, dopo la laurea in legge nel 1885, invece di occuparsi di cause e tribunali, si era dato da fare nel giornalismo, collaborando con lo pseudonimo di “Cerasa” (anagramma di Cesare) al un foglio umoristico «Ehi! Ch’al scusa».

Nel 1886, quasi per scherzo, insieme a Alberto Carboni, Giulio Padovani e Francesco Tonolla, aveva fondato un nuovo giornale di piccolo formato: «Il Resto del Carlino». Sul Resto del Carlino, che aveva diretto per nove mesi assieme ai colleghi, Chiusoli aveva scritto di tutto, dalla cronaca locale alla critica teatrale, dai corsivi polemici al romanzo d’appendice e alle note di costume e perfino una rubrica di lettere femminili con lo psuedonimo di Miss Liza.

La vena di polemista gli era costata anche un duello con un redattore della «Gazzetta dell’Emilia» che gli aveva inferto una micidiale sciabolata. Autore di commedie, aveva esordito con «Miss Bella» cui si erano aggiunte «Neva», «La Simulatrice», «La Madonnina», «La povra Età» (in dialetto bolognese) e infine «La Brutta» finita di scrivere quando era ormai malato. In occasione della prima della «Simulatrice» al Teatro Fiorentini di Napoli era stato prelevato addirittura sul palcoscenico dai carabinieri e riportato a Bologna dove avrebbe dovuto testimoniare in un processo. Alla ricca produzione teatrale si era affiancata anche quella narrativa con romanzi e racconti.

Quattro anni dopo la breve esperienza del Resto del Carlino, nel 1890, Chiusoli venne invitato a trasferirsi a Rovigo per fondare e dirigere un nuovo giornale: «Il Corriere del Polesine». A questo giornale Chiusoli diede una forte impronta personale, sia come polemista che come fautore di articoli di cultura e spigolature di varia umanità e rubriche. Sembrava l’inizio di una carriera giornalistica ormai autorevole, che avrebbe potuto meglio decantarsi e precisarsi nel tempo. Invece, sul finire dell’aprile 1891 Chiusoli si ammalò di tifo in modo grave e violento, tanto che verso la metà di maggio era ormai impossibilitato a lasciare il letto (aveva fatto in tempo ad assistere al Teatro Sociale al suo monologo Il dito recitato da Talli per cui lo aveva scritto) entrando in un lungo e tormentato delirio. Morì il 21 maggio 1891 alla vigilia dei trent’anni nella sua camera di via Orti (oggi via Corridoni), assistito dalla madre. È sepolto nel cimitero di Rovigo, ma nessuno lo sa più.

di SERGIO GARBATO


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