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Danno erariale da un milione di euro, in 18 sotto inchiesta

La Corte dei Conti sull’appalto per gli impianti sportivi di Badia Polesine: "Costi spropositati per l'amministrazione"

di Carlo Cavriani

Il palazzetto dello sport di Badia (Donzelli)
Il palazzetto dello sport di Badia (Donzelli)

Rovigo, 19 maggio 2013 - Gli inviti portano la firma del vice procuratore regionale della Corte dei Conti Alberto Mingarelli. Diciotto persone sono «indagate» per danno erariale sugli impianti sportivi di Badia Polesine, in via Martiri di Villamarzana e in questi giorni sono stati spediti gli «inviti a dedurre» (l’equivalente dell’avviso di garanzia penale).

I diciotto avranno 30 giorni di tempo per preparare e consegnare la loro memoria difensiva dopo di che sarà la Procura a decidere se rinviarli a giudizio o chiudere il procedimento. Dieci anni dopo l’approvazione e l’aggiudicazione dell’appalto si tirano le somme: dovevano costare 3,4 milioni di euro (il prezzo bandito), lievitati nel 2007 a 6 milioni di euro, dopo due costosissime perizie di variante nel 2004 e nel 2006. Un bell’aumento che ha portato la Corte dei Conti ad acquisire le due perizie e tutta la documentazione del Comune.

Secondo le stime della Procura veneziana, lo spropositato aumento del prezzo finale dell’opera è risultato ingiustificato e pertanto rappresenta un’ipotesi di danno erariale complessivo di un milione di euro.
Il vice procuratore Mingarelli ha individuato quali responsabili Iginio Bendin, Gianfranco Tiengo e Claudio Zerbinati, coloro che fecero parte della commissione aggiudicatrice dell’appalto-concorso che ha validato il progetto dell’unica ditta partecipante alla gara, la Sacramati, in quanto «approvandolo con tutte le enormi lacune tecniche, con le modifiche peggiorative rispetto al capitolato allegato al progetto preliminare e senza attendere i pareri necessari (come quello del Coni) hanno contribuito in modo decisivo all’approvazione delle due varianti, che hanno aumentato pesantemente e ingiustamente i costi del Comune di Badia Polesine a tutto vantaggio della ditta appaltatrice».

Ma devono essere chiamati a rispondere dei danni gli amministratori e i funzionari che hanno approvato le due perizie di variante che hanno addebitato al Comune committente dei costi, in gran parte connessi alla progettazione, che dovevano ricadere invece sulla ditta che ha redatto il progetto esecutivo per cui si è aggiudicato l’appalto-concorso e superando abbondantemente, in entrambi i casi, il limite tollerabile di aumento del costo, oltre il quale avrebbero dovuto effettuare una nuova gara. Dunque devono rispondere del danno: Edo Boldrin, Giulio Casarotto, Mario Cabassa, Mauro Usini, Luciana Foletto, Marcello Ferreri, Renzo Aguzzoni, Pierleopoldo Visentin, Paolo Rigobello, Giulio Barbieri, Cristina Tesin, Giuseppe Romani e Paolo Meneghin.

Nei guai sono finiti anche i direttori dei lavori: Ivan Stocchi e Claudio Giarola, anche se quest’utlimo (direttore dal dicembre del 2004 al maggio del 2006) non ha mai voluto validare il progetto, nè dare inizio ai lavori, ma non si è mai dimesso, né ha minacciato le dimissioni. Il direttore dei lavori, titolare dell’obbligo di redigere la contabilità è stato l’architetto Stocchi, il quale secondo la Procura «avrebbe già dovuto rilevare prima di consegnare i lavori i vizi e le lacune del progetto (compresa l’assenza di pareri come quella del Coni) che avrebbero potuto causare le varianti con maggiori costi a carico dell’amministrazione».
Per quanto riguarda i componenti delle giunte comunali guidate da Edo Boldrin (centrosinistra) prima e successivamente da Paolo Meneghin (centrodestra) e che hanno approvato le perizie di variante, oltre ai vari Bendin, Tiengo e Zerbinati, la Procura ritiene che vi sia «l’elemento soggettivo del dolo, essendo stato palese l’intento sin dall’inizio di consentire alla ditta Sacramati di vantare maggiori pretese senza che questa vi avesse diritto. a compensare un’aggiudicazione che altrimenti nei termini originari si sarebbe rivelata priva di profitti per la stessa».

Carlo Cavriani

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