Lusia (Rovigo), 24 giugno 2017 - Da alcuni mesi nel fiume Adige in secca affiorano ordigni bellici e vengono alla luce tracce del passato, quel passato che ciporta agli anni della guerra ed ai massicci bombardamenti avvenuti nella zona di Lusia e Lendinara. Gli esperti dell’associazione Aerei Perduti Polesine, presidente Luca Milan e storico Enzo Lanconelli, esaminano questa realtà.

Di cosa si occupa la vostra associazione?

«Di ricercare e ricostruire gli eventi della guerra aerea che si è svolta sui cieli del Veneto, in particolare del Polesine, con particolare rilievo alla ricerca dei velivoli che sono precipitati o atterrati nel nostro territorio tra il 1943 e il 1945».

Nell’Adige sono stati rinvenuti i pezzi di un aereo?

«La notizia è arrivata anche a noi ed abbiamo immediatamente contattato gli uffici del genio civile per verificare cosa avessero esattamente trovato. Hanno rinvenuto in realtà reperti relativi a schegge di bombe esplose, quelli che vengono chiamati spezzoni».

Di che si tratta?

«Gli spezzoni erano ordigni che venivano impiegati nei bombardamenti aerei».

Esistono aerei precipitati nei corsi d’acqua del Polesine?

«Sappiamo di un aereo inglese caduto nell’alveo dell’Adige o nelle immediate vicinanze, nel tratto che interessa il medio Polesine. Nel Po abbiamo censito almeno 5 bombardieri precipitati. Tante volte invece si hanno casi di aerei che si sono schiantati contro gli argini esterni, spesso nel tentativo di effettuare un atterraggio di emergenza».

Esiste una motivazione storica che giustifichi la presenza di un caccia in un corso d’acqua?

«Assolutamente sì. Il Polesine e il Delta sono estremamente ricchi di corsi d’acqua anche di notevoli dimensioni, tra l’altro attraversati da importanti vie di comunicazione. All’epoca l’attacco a queste vie era all’ordine del giorno e quindi sia per l’obiettivo che per il sorvolo del territorio, la possibilità che qualche velivolo fosse caduto nell’alveo di fiume è abbastanza probabile».

Che possibilità ci sono di trovare un aereo in un fiume?

«Non è facile rispondere. I fiumi Polesani, oltre alla naturale evoluzione dell’alveo con alternati apporti ed erosioni di materiale solido, sono stati soggetti, dopo il 1951 di opere di consolidamento degli arginali e di sistemazione dell’alveo. Certo che un aereo che precipita ad una certa velocità si può conficcare nel fondo anche a notevole profondità e pertanto non si può escludere che taluni resti siano ancora lì».

Che possibilità ci sono nel nostro territorio di trovare ancora tracce di questi aerei?

«Il Polesine è uno scrigno prezioso. Molti aerei caduti hanno lasciato nel terreno tracce che aspettano solo di essere scoperte e valorizzate. Al momento sono più di 60 i crash accertati di cui stiamo ricostruendo ogni singola storia».