Rovigo, 4 febbraio 2018 - «Voglio tornare in Italia, ma vivo, non in una bara». E’ sempre più inquietante lo scenario che fa da sfondo alla vicenda di Alessandro Bozzato. L’ultimo messaggio telefonico alla sorella risale a martedì, poi più nulla. L’imprenditore 52enne di Cavarzere continua la sua fuga disperata in Messico, braccato da polizia e da chissa chi altro. Accusato di un duplice omicidio che lui sostiene di non aver commesso, dice di essere vittima di un complotto da parte di personaggi (lui fa nomi e cognomi) anche esponenti di spicco della politica dello stato di Queretaro dove lui lavorare.

La sorella, Erika, che abita a Cavarzere, temendo per la vita del fratello si era rivolta una ventina di giorni fa ai carabinieri. Della vicenda si è subito interessata la Farnesina e il consolato italiano a Città del Messico. Ma in Italia c’è voluta la tenacia dell’avvocato Sofia Tiengo prima che il fascicolo venisse preso in esame dal pm Roberto Terzo della Direzione distrettuale antimafia di Venezia. Del caso se ne stanno occupando materialmente i carabinieri del Ros, coordinati dal maggiore Enrico Risottino.

Bozzato continua a scappare, «se mi consegno alla polizia mi uccidono», ha detto prima di martedì scorso. E’ terrorizzato. Ha ricevuto minacce di morte, messaggi, video raccapriccianti di persone torturate. Da mesi non può più dormire dentro la sua casa a Città del Messico. Lo sono venuti a cercare. Dei poliziotti in borghese (dice lui mostrando anche dei video) la notte tra il 7 ed 8 agosto, poche ore dopo il duplice omicidio di cui è accusato di essere il mandante, hanno fatto irruzione nella sua villa - loro fanno così, ti fanno sparire di notte - ma lui non c’era più, si era nascosto, ormai era chiaro, oramai poteva solo fuggire. Questa è la cosa che gli fa più male. Essere lontano. Non proteggere la famiglia. Avere abbandonato i suoi tre figli (di 4, 6 e 10 anni) nati in Messico ma che risultano avere la doppia cittadinanza. Vorrebbe riportarli in Italia, ma come fa? «Quando i poliziotti sono entrati quella notte, mi hanno distrutto la casa. Mi hanno portato via tutto, anche i documenti, mi hanno rubato i soldi, la pistola, devastato la cucina, hanno sradicato la cassaforte e se la sono portata via, perché non sono riusciti ad aprirla». Nelle foto che ha inviato alla sorella si vedono anche dei fori di proiettile nella camera da letto e sulle automobili. «Per fortuna ho ancora qualche soldo da parte, ma chissà per quanto», ha detto Bozzato sempre ad Erika.

Se fa un passo sbagliato per lui è la fine. Nel frattempo gli investigatori qui in Italia hanno scoperto che non esiste un mandato di cattura internazionale nei confronti dell’imprenditore di Cavarzere. Se riuscisse in qualche modo a raggiungere l’Italia non dovrebbe per forza ritornare in Messico dove, a quanto sostiene il suo avvocato, risulta soltanto indagato.

Bozzato, imprenditore edile, vive e lavora da 20 anni in Messico. L’uomo ha raccontato alla sorella di essersi messo in affari nel giugno scorso con una persona che doveva acquistare dei camion.

«Ho speso mezzo milione di euro. Ma questo - ha sostenuto nei messaggi - era un delinquente e ha tentato di uccidermi per rubarmi i soldi. Poi gli hanno sparato e hanno dato la colpa a me. Adesso sono nascosto». L’omicidio a cui fa riferimento Bozzato sembrerebbe essere proprio quello del 7 agosto a cui la stampa messicana ha dato ampio risalto. Ma da quel momento, Bozzato è sparito dalla circolazione. Qualche amico fidato lo sta aiutando, ma non può rimettere piede nella sua casa altrimenti viene arrestato. E per lui finire in galera equivale alla morte certa. Bozzato comunqe non è uno sprovveduto, sa come muoversi, cambia spesso cellulare per paura di essere intercettato. Sa che quelli con cui ha a che fare è gente che non scherza. Sostiene di essere stato tradito dai familiari della ragazza dalla quale ha avuto tre figli. «Mi vogliono portare via quello che ho guadagnato, se muoio è un affare per tutti. Venitemi a prendere, sono rimasto solo, qui mi hanno abbandonato tutti, qui è un inferno. I messicani sono dei disgraziati, dei tagliatori di teste. Potrebbe essere un paradiso, ma vi assicuro che è un inferno. Serve un piano per portarmi via, fate presto».