Rovigo, 5 ottobre 2017 - Una società fantasma con sede a Ficarolo che non versava le imposte per milioni di euro. Una maxi evasione che si sarebbe consumata tra il 2010 ed il 2011. È la convinzione della procura della Repubblica che al termine delle indagini ha chiesto, e ieri ha ottenuto, il rinvio a giudizio di cinque persone: Daniele Bombonati, 63 anni, di Bondeno; Daniela Castellini, 43 anni, di Castel San Pietro Terme; Paolo Casari, 64 anni, di Bondeno; Simona Poli, 45 anni, di Castel San Pietro Terme; Fabio Monizza, 46 anni, di Catanzaro.

Viene loro contestata la violazione del decreto legislativo del 2000 che disciplina i reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, l’Iva. Le indagini sono state portate avanti dalla Guardia di Finanza, nello specifico dalla tenenza di Occhiobello, e coordinate dal sostituto procuratore Monica Bombana del tribunale di Rovigo. Il giudice per l’udienza preliminare Alessandra Martinelli ieri è arrivata alla conclusione che gli elementi di prova sono sufficienti per decidere di portare questo processo al dibattimento, dove le prove dovranno essere formate di fronte al collegio giudicante. La ‘One life international Srl’, questo il nome della società, formalmente risultava essere un’attività di commercio all’ingrosso di minerali metalliferi e ferrosi.

Al fine di evadere le imposte sui redditi e l’Iva, gli imputati, in qualità di amministratori della società, avrebbero distrutto le scritture contabili delle quali è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi e del volume d’affari dell’impresa. La società avrebbe fatto acquisti per 22 milioni e 300 mila euro senza presentare il modello Intrastat, cioè l’insieme di procedure che servono all’agenzia delle entrate per monitorare le operazioni commerciali di scambio che vengono intrattenute tra i soggetti intracomunitari. Per evitare eventuali comportamenti di sommerso, frodi carosello e altri illeciti. Tra marzo ed ottobre del 2010 l’evasione dell’Iva accertata dalla Guardia di Finanza sarebbe di circa 2 milioni e 270 mila euro. Secondo le Fiamme Gialle la società di fatto non esisteva. La sede legale era in un’abitazione privata fatiscente dove abitavano persone totalmente estranee alla compagine sociale. Gli inquirenti ritengono che il reale gestore dell’attività fosse Paolo Casari.