Rovigo, 31 agosto 2017 - Via col VenTo. Domani è un altro giorno per il Polesine. E per il suo turismo. Infatti arriva la ciclabile VenTo, acronimo che sintetizza i due poli della mega pista, vale a dire Venezia e Torino. Una pista che passerà anche per il Polesine e per il Delta del Po. Perché adesso, complice il ministero delle Infrastrutture, il Politecnico di Milano ha redatto il progetto e il futuro turistico dell’Italia del Nord corre sui pedali che permetteranno di andare dal Piemonte al Veneto passando per la Lombardia.

Un asse a due ruote assolutamente virtuoso, contenuto nel progetto che il ministro Delrio ha già portato al finanziamento con 2,8 milioni per coprire i costi di progettazione. Di che si tratta? Ne parliamo con Paolo Pileri, professore di pianificazione urbanistica al Politecnico di Milano e responsabile del comitato scientifico del progetto.

«Si tratta – esordisce Pileri – di uno della quattro infrastrutture strategiche della rete di ciclabili turistiche nazionali. Ora il ministero delle Infrastrutture che lavora in coordinata con quello della Cultura, ha stanziato in totale 90 milioni di euro e altri 87 dovrebbero arrivare ancora dal governo. Poi stiamo aspettando che anche le regioni interessate facciano la loro parte. La novità è che il progetto VenTo è stato elevato alla dignità di finanziamento nel giugno scorso».

Perché VenTo e quali sono le caratteristiche tecniche del progetto?

«VenTo acronimo di Venezia e Torino ci ha portato fortuna, la grande ciclovia corre lungo il Po ed è lunga 679 chilometri e costerà chiavi in mano 129 milioni di euro, vale dire circa 200/250 mila euro a chilometro. Teniamo conto che un chilometro di autostrada mediamente costa 30 milioni. Saranno creati almeno duemila nuovi posti di lavoro, in Europa un chilometro di ciclabile come VenTo dà da mangiare a 5 persone, quindi stiano parlando di un indotto tra 200 e 300mila euro. Se non ci saranno intoppi in tre anni sarà completata. Come Politecnico sono sette anni che ci stiamo lavorando assieme a sindaci e presidenti di regione».

Finita la fase progettuale come si procederà a livello operativo?

«Da Venezia a Torino oggi non c’è nulla, se non qualche tratto. Operativamente se andassimo a lavorare a step su alcuni tratti di queste discontinuità riusciremo a mettere assieme già una lunghezza considerevole della futura pista. Dobbiamo quindi individuare dei mini progetti cantierabili subito che consentano di pedalare ai turisti per alcune centinaia di chilometri. In tasca alla Finanziaria ci sono quei 90 milioni , un terzo di questi soldi potrebbe essere stanziato per VenTo».

Cosa fruirà il turista che percorrerà la ciclabile?

«Il percorso corre sugli argini del Po, il cicloturista attraverserà 1300 beni culturali che diventeranno il filo di una grande collana, mentre adesso le perle sono disperse. Lungo il Po esistono grandi attrattive compreso il Delta e saranno unite 40 aree protette».