Ficarolo (Rovigo), 31 ottobre 2017 - Cinque condannati a tre anni di reclusione per «maltrattamenti». Si tratta degli operatori socio sanitari: Candida Visentini, 50 anni, di Fiesso Umbertiano, Daria Furini, 39 anni, di Trecenta, tutti gli altri di Ficarolo: Elena Chieregato, 38 anni; Marisa Visentin, 58 anni e Monica Soriani, 50 anni.

È soltanto l’ultimo capitolo di un autentico ciclone giudiziario che ha investito gli «Istituti Polesani», casa di cura privata per anziani e disabili che si trova nel piccolo comune di Ficarolo, 2.600 abitanti nell’alto Polesine.

Ieri il il giudice di Rovigo Barbara Vicario, ha letto il dispositivo della sentenza di un processo che è figlio degli arresti di giugno 2014 disposti nei confronti di dieci dipendenti della struttura. I corridoi e le stanze degli ospiti della casa di cura sono stati filmati dai primi di giugno a metà agosto del 2013. Lo aveva deciso il sostituto procuratore Monica Bombana che ha coordinato le indagini condotte dalla squadra mobile guidata dal dirigente Bruno Zito, della questura di Rovigo.

Tutto era partito da segnalazioni dei familiari degli ospiti. Alla chiusura delle indagini quattro degli imputati hanno optato per il patteggiamento, cioè hanno concordato una pena con il pm Bombana. Il Gup ha accettato. Così sono usciti di scena Lisa Simonetti, 36 anni, di Badia, Lorena Cannizzaro, 28 anni, di Messina, Orazio Muriana Triberio, 34 anni di Modica e Gianni Balzan, 44 anni, di Salara.

Gli altri sei sono andati avanti ed hanno accettato il dibattimento, sperando nell’assoluzione che invece è arrivata soltanto per Tiziano Gaio, medico di 52 anni, che secondo l’accusa avrebbe detto ad un ospite: «Chissà che ti venga un tumore alla gola così non ti sentiamo più».

Il fatto non sussiste secondo il giudice che invece agli altri cinque imputati ha inflitto esattamente la pena richiesta dal pm Bombana al termine della requisitoria del 20 settembre scorso: tre anni ciascuno. Gli avvocati difensori impugneranno la sentenza in Corte d’Appello a Venezia, convinti dell’innocenza dei loro assistiti. Dunque niente carcere, per nessuno di loro, fino a sentenza definitiva. Secondo la difesa i fatti contestati sarebbero successi dopo che gli imputati erano già stati licenziati. E che, in ogni caso, quando vi lavoravano prestavano servizio in reparti dove non si era verificato alcun episodio.

Non è così  secondo il giudice che ha avuto a disposizione i filmati. Secondo la procura, solo per citare qualche esempio, Candida Visentini avrebbe sbattuto una scarpa in testa ad un ospite, gli avrebbe messo un guanto di plastica in bocca e, preso per i capelli, l’avrebbe lanciato sulla sedia a rotelle. Elena Chieregato avrebbe lasciato sei minuti nudo un uomo prima di vestirlo, nei giorni successivi lui si sarebbe ammalato. Daria Furini avrebbe dato uno schiaffo ad un ospite mentre gli cambiava il pannolone. Marisa Visentin avrebbe sbattuto sul letto un ospite scheletrico mentre Monica Soriani non sarebbe intervenuta mentre una collega prendeva a pugni e sberle un paziente.

La residenza sanitaria, in apparenza modello di funzionalità, avrebbe nascosto dietro le finestre chiuse un vero e proprio lager, in cui erano costretti coloro che avevano maggior bisogno di cure e affetto. Alle richieste dei familiari delle vittime di avere chiarimenti circa le lesioni riscontrate ai propri cari, il personale dell’Istituto si giustificava, ogni volta, sostenendo che i pazienti si erano infortunati a causa delle precarie condizioni fisiche, derivanti da problematiche motorie o da malattie psichiatriche.