Rovigo, 13 ottobre 2017 - Stavolta il silenzio non è d’oro. Il decreto legislativo entrato in vigore nel luglio scorso che introduce una disciplina ad hoc per monitorare il settore dei compro oro e di censirne il numero e la tipologia, ha scatenato discussioni e polemiche. Risvegliando bruscamente un cane che dormiva. Mettendo il dito in una tipologia commerciale che non presentava regole particolari per l’apertura di un negozio: infatti era sufficiente ottenere una licenza per il commercio di oggetti preziosi. E il cittadino, a sua volta, che voleva vendere o comprare oggetti di valore dai compro oro doveva solamente esibire un documento di identità, senza dover certificare la provenienza di tali oggetti. Insomma, una piccola giungla dove potevano agire anche operatori non professionali col rischio di attività di riciclaggio e infiltrazioni criminali. Ma adesso è cambiato tutto. Ce lo conferma il titolare da oltre dieci anni del negozio ‘Comprooro’ di via Umberto I° a Rovigo, Guido Clemente. Che delinea tuttavia luci e ombre del decreto.

«La nuova normativa – afferma Clemente – ha prodotto una selezione notevole eliminano così tanti avventurieri che proliferavano nel settore e sono state chiuse diverse attività. Questo è sicuramente un fatto positivo. Adesso le novità sono tante. Intanto viene istituito un registro degli operatori compro oro professionali che devono avere la licenza di pubblica sicurezza come a requisito indispensabile, poi come commerciante devo conservare due foto del gioiello venduto o comprato ed ho l’obbligo di iscrivermi al registro per svolgere l’attività. Inoltre sono obbligato a identificare il cliente con una documentazione fotografica del gioiello scambiato». Insomma prima nulla e ora invece una serie di incombenze burocratiche. Perché poi c’è anche la questione della tracciabilità della compravendita. Denaro che deve essere trasparente, anche a fini fiscali. Per questo i compro oro sono obbligati a dotarsi di un conto corrente dedicato alle transazioni finanziarie eseguite in occasione delle operazioni.

Il nuovo decreto ha fatto emergere anche l’equiparazione tra gioiellieri e compro oro. Un effetto ‘collaterale’ non trascurabile che sta creando qualche attrito concorrenziale. «Fino a ieri – sottolinea Clemente – i gioiellieri non sottostavano ad alcuna normativa di controllo, adesso invece sono equiparati ai compro oro e questo status a loro non piace, tanto è vero che vorrebbero far cambiare la legge. Mi auguro invece che anche i gioiellieri siano corretti essendo la legge uguale per tutti». Infine qualche contraccolpo al mercato dei compro oro l’ha dato l’abbassamento da 1.000 a 500 euro della soglia per l’uso del contante e l’introduzione dell’obbligo per il negoziante di annotare l’eventuale cessione dell’oggetto a fonderie e di conservare due fotografie dell’oggetto prezioso che viene acquisito. «Noi compro oro – evidenzia Clemente – siamo l’unica azienda in Italia che può trattare contante fino a 500 euro oltre tutto con l’obbligatorietà della tracciabilità che vuol dire pagamento con carte di credito o assegni. Questo limite dei 500 euro ci penalizza».