Rovigo, 4 gennaio 2018 - “Pur non volendo, né potendo per il rispetto che nutro nei confronti degli organi dello Stato italiano, prendere posizione sui fatti che mi vengono addebitati, la cui reale fondatezza verrà chiarita nelle sedi opportune, mi vedo costretto ad intervenire nel dibattito mediatico per far valere i principi di verità e giustizia”, il pm di Rovigo, Davide Nalin, sospeso dal Csm in via cautelare dalle funzioni e dallo stipendio, in quanto coinvolto nello scandalo della scuola di magistratura Diritto e Scienza, assieme al consigliere di stato Francesco Bellomo, si difende.

E lo fa attraverso una lettera circostanziata nella quale spiega le inesattezze che, a suo dire, sono state dette e scritte in questi giorni. “Ho letto su numerosi quotidiani accuse nei miei confronti non solo diffamatorie, ma anche surreali e inverosimili – dice Nalin - Alcuni quotidiani hanno riportato la notizia per cui, anziché dedicarmi al lavoro, mi sarei dilettato a scrivere - nel lontano 2013, quando ero ancora in tirocinio - articoli sui “supereroi”. Non posso credere che un articolo, frutto di pura speculazione letteraria sia stato il pretesto per affermare che abbia trascurato il mio lavoro da magistrato”.

Nalin poi continua: “Non possono nemmeno credere che un profilo Facebook dal nick name “David Cooper”, la cui immagine di copertina reca – perfettamente riconoscibile - una mia fotografia che mi ritrae costretto a letto a causa di una gravissima patologia che mi ha colpito nel 2010, venga definito come un profilo “fake” per spiare le persone o, peggio, come un profilo non consono alla immagine di un Pubblico Ministero”. Il pm di Rovigo non si spiega inoltre “come sia possibile scrivere che io nel 2011 abbia pedinato in Bari alcune frequentartici della scuola Diritto e Scienza. Io in Bari non mi sono mai recato e, soprattutto, nel 2011 ero allettato a causa della citata patologia, tanto invalidante che mi costringe ancora tuttora a deambulare con un “bastone”: quello stesso “bastone” che qualche testata giornalistica ha definito strumento per incutere timore agli studenti della scuola Diritto e Scienza sede di Milano”.

Infine chiude l’elenco di inesattezze negando di aver fatto parte della lista di “ invitati ad una festa tenuta a Rovigo alcuni mesi fa, e che non mi sarei recato alla festa a causa della “bufera giudiziaria” nella quale sarei stato coinvolto. Ebbene, in disparte il fatto che mesi fa la cosiddetta “bufera” non era ancora scoppiata, chi mi conosce sa bene che le mie condizioni attuali di salute sono incompatibili con la vita notturna nei locali affollati”. La lettera si chiude con la descrizione del dolore provocato ai genitori dalle notizie apparse su quotidiani e tv in merito alla vicenda nella quale è rimasto coinvolto in figlio: “Quel giorno io ho visto morire dentro i miei amati genitori ed è stata una sensazione di tale impotenza che non auguro a nessuno di provare”.