Rovigo, 4 gennaio 2018 - Galeotto fu Facebook. Ancora una volta. E’ stato infatti un post sul social a innescare un caso che, se non coinvolgesse un magistrato, forse sarebbe passato sotto traccia. Invece, la città mormora, mossa dai soliti pettegolezzi, usciti dai corridoi del tribunale di Rovigo e finiti in piazza.

Al centro della vicenda c’è Alessandra Paulatti, giudice della sezione civile del palazzo di giustizia rodigino. Per festeggiare i suoi 64 anni, il giudice ha organizzato ai primi di dicembre un party che per lei giustamente doveva essere memorabile. E in effetti lo è stato per la partecipazione di amici e conoscenti, molti della Rovigo che conta, vedi magistrati, avvocati, notai e consulenti del tribunale.

Tutta gente che si è stretta attorno al giudice per brindare al compleanno allo Studio 16. Fin qui nulla di strano. Quantomeno una bizzarria invece per qualcuno è apparsa l’idea della giudice di aprire una specie di lista di contributi presso la 'Casa del Viaggio', in corso del Popolo a Rovigo, un’agenzia della città, per un viaggio a Canazei.

Un dono particolare ed evidentemente desiderato, un’idea rivolta a chi non aveva portato un regalo anche se, a detta di qualcuno, l’idea potrebbe essere stata condivisa: certe volte capita che sia l’invitato giunto a mani vuote a lanciare la proposta della ‘busta’ in denaro.

Il giorno dopo la festa però c’è stato chi ha storto il naso sull’opportunità del contributo da versare all’agenzia di viaggi che ha confermato l’esistenza della sottoscrizione. Dalla condivisione amichevole della festa si è passati così in poco tempo in un malcelato imbarazzo, esploso su Facebook terreno di fake news e che quindi va preso sempre con le dovute cautele, frasi poi rimosse su richiesta dell’interessata. Ma ormai la frittata era fatta.

Mentre i vertici della Procura contattati al telefono non commentano, sulla portata del caso, i pareri divergono. "Se le cose fossero andate così – commenta un avvocato che non ha partecipato alla festa ma vuole dire la sua – trovo la vicenda un po’ indecorosa. Mi chiedo: se non fosse stato un giudice a dare la festa tutti avrebbero partecipato? Se fosse stato il compleanno di un operaio davvero tante persone di rango si sarebbero adoperate a dare quel contributo? Non penso che ci sia qualcosa di illegale, ma di inopportuno sì".

Di parere diverso invece è un altro avvocato. "A mio avviso – commenta – si tratta di un fatto di poco conto, la gente ha diritto di fare le feste private che vuole, nella fattispecie anche solo parlarne è una stupidaggine, una cosa che denota modestia culturale".