Rovigo, 9 ottobre 2017 - “Per le cure dei miei ho speso 30 mila euro. E mi sono trasferita a casa loro”. Chi parla è Angela , 61 anni, di Adria che preferisce non fornire le generalità complete per motivi di privacy. E una dei tanti figli-badanti, la cosiddetta ‘generazione sandwich’. E’ la fotografia locale di quel milione di italiani che, spesso oltre ai propri figli, accudisce a tempo pieno i genitori non più autosufficienti. Un milione che sale a nove se si considerano anche tutti gli adulti che si prendono cura di un parente anziano solo per alcune ore al giorno.

I genitori di Angela, non potrebbero mai farcela senza l’aiuto della loro figlia, il padre ha 90 anni ed è cardiopatico, alla madre di 87 anni, è stata diagnosticata la demenza senile. Ci sono dei momenti in cui “parla sempre – confessa Angela – , anche per trenta ore di fila. Peggiora di giorno in giorno”.

Il figlio-badante è una figura che si sta diffondendo anche in Polesine con relativo fenomeno, creando quel welfare sommerso, tipicamente nostrano, basato sulla regola della solidarietà familiare. Un fenomeno analizzato dal geriatra rodigino Vittorio Donzelli. “Devo dire – dice Donzelli – che le istituzioni e le leggi non aiutano questi volontari, bisognerebbe infatti sostenere di più quelle famiglie che si prendono carico dei genitori anziani, qualcosa c’è già, ma non basta”.

Di fatto, questo esercito del ‘cuore’ si prende cura di mamma e papà colpiti da malattie che richiedono cure quotidiane. Non possono delegare a figure specializzate certe mansioni perché oltre ad una questione affettiva c’è anche una questione economica. Basti pensare che il costo di una badante in regola, se si calcolano stipendi e contributi, è di circa 15.000 euro all’anno. Troppo.

Secondo un’indagine nazionale Doxa per Easy Life, il 74% degli italiani tra 40 e 55 anni si prendono cura di un genitore: nel 51% dei casi è la madre anziana a essere assistita. Sono invece il 34 % gli italiani che curano figli piccoli e assistono genitori anziani, mentre è del 41% la percentuale di figli adulti e genitori over 77 che si sentono più volte al giorno al telefono.

Uno su due sono gli anziani non autosufficienti aiutati dai familiari. Infine è del 43% la percentuale di anziani disabili curati da una badante e il 3% degli anziani seguiti in esclusiva dai servizi sociali. Emblematica anche la testimonianza di Teresa, 55 anni, di Rovigo (anche preferisce non fornire le generalità complete) . “Mio padre ha avuto un ictus – afferma – ha bisogno di me per tutto: dal pannolone alle medicine”.

Lui, 84 anni, ha avuto un ictus ed è relegato su una sedia a rotelle, la moglie non poteva accudirlo da sola, così a loro ci pensa Teresa. “Lavoravo – confessa – ma ho dovuto lasciare tutto. Seguirli è molto impegnativo, il padre non è autosufficiente e ha bisogno di assistenza continua. Per mangiare – conclude Teresa – per prendere le medicine, per cambiare i pannolini. Stare vicino a un anziano è un lavoro e bisogna saperlo fare con pazienza”.

Ma sono capaci di prestare assistenza questi figli-badanti? “Non è da tutti assistere genitori non autosufficienti – conclude Vittorio Donzelli – diciamo che la figlia femmina è più vocata del figlio maschio. E poi bisogna considerare che si tratta di un impegno che non richiede solo disponibilità di tempo, ma anche di presenza fisica e un adeguato approccio psicologico”.