Rovigo, 15 aprile 2017 - «Sarai sempre con noi, non ti lasceremo mai». I ragazzi del Nucleo 1985 hanno accolto così il feretro del loro amico e componente del tifo juventino: Antonio Bussatori. Una folla ha invaso ieri pomeriggio il Duomo per l’ultimo saluto al noto parrucchiere, morto a 61 anni dopo una breve malattia, all’ospedale di Rovigo.

Uno striscione, cori da stadio, fumogeni e la canzone Echoes dei Pink Floyd hanno onorato il «guerriero bianconero» e chiuso la toccante cerimonia funebre per uno dei personaggi più conosciuti della città. Originario della frazione di Granzette, aveva iniziato a lavorare nei primi anni ’70. Da tre anni era in pensione ma continuava a tagliare i capelli, nel negozio che aveva fondato nel 1994 a San Bortolo, in via San Bellino, Gli Arta parrucchieri. I suoi soci, collaboratori e dipendenti, Anna, Simonetta, Cristian, Arianna, Maria, Michela, Silvia, Enrica, Lorella non trattenevano le lacrime: «Noi insieme come una famiglia per oltre 20 anni, tutti i giorni insieme sempre, la sua energia era contagiosa».

Era stato sposato con Stella, aveva due figli, Luna 25 anni ed Edward 18 anni, presenti ieri in chiesa. «Ciao Cavallo pazzo». Lo saluta così, con la voce strozzata dal dolore, un altro grande amico, socio per tanti anni, un collega parrucchiere, Mariano Aglio che ricorda anche le origini del suo soprannome: «Quando c’era il Popsy lui era il mattatore della discoteca. Da lì è nato il soprannome di Tony Manero». Mariano e Toni si sono conosciuti nel 1971 ed insieme hanno frequentato la scuola di formazione per parrucchieri a Ferrara.

Da garzone del barbiere Mario di piazza della Repubblica, con Mariano ha aperto il primo negozio di parrucchieri per uomo proiettato verso il futuro. Salone Uomo, 150 metri quadri a San Bortolo. «Era una cosa favolosa. Abbiamo aperto assieme un’unità lavorativa a Badia Polesine. Lui ha poi aperto per un periodo un negozio a Modena. Poi la Peluqueria in via Badaloni. Nel 1994 è nato il negozio in cui tutt’ora lavorava. Arta Parrucchieri». Oltre ad essere uno juventino sfegatato, era stato anche coordinatore riconosciuto della tifoseria della Rugby Rovigo negli anni d’oro. Ed aveva seguito con uguale passione anche il Calcio Rovigo. Lo vogliamo ricordare con le ultime strofe di Echoes dei Pink Floyd, mentre il feretro si allontanava: «E nessuno mi canta ninne nanne/ e nessuno mi fa chiudere gli occhi/ così spalanco le finestre/ e nuoto fino a te attraverso il cielo».