Rovigo, 24 agosto 2017 - Frutta e verdura non tracciata, in tutto 127 chili. Le Fiamme Gialle martedì hanno fermato un furgone sulla Romea, al volante un cittadino del Bangladesh. Niente etichettatura dei prodotti, né documenti di accompagnamento. La merce verrà distrutta, previa autorizzazione dell’azienda sanitaria polesana. La curiosità è che il mezzo risultava ancora intestato ad una ditta di onoranze funebri, la precedente proprietaria. Il fatto è successo all’interno del comune di Rosolina. Una pattuglia della Guardia di Finanza della brigata di Loreo nell’ambito del dispositivo permanente di contrasto ai traffici illeciti, ha controllato un automezzo sulla statale 'Romea' nel comune di Rosolina.

Dall’ispezione è emerso che il conducente, originario del Bangladesh, era alla guida di un furgone intestato ad un’impresa di pompe funebri e trasportava prodotti alimentari ortofrutticoli: limoni, pomodori e moltissimi fichi. La merce, per un peso complessivo di 127 chilogrammi, stivata all’interno del veicolo e divisa in 15 cassette di plastica, era priva di etichettatura e di documento di accompagnamento idoneo alla tracciabilità alimentare. Dagli accertamenti svolti è emerso che l’automezzo non era autorizzato al trasporto di alimenti.

Pertanto è stato redatto il verbale di accertamento, contestazione e sequestro amministrativo dei prodotti ortofrutticoli. La distruzione deve passare invece dall’autorizzazione dell’azienda sanitaria polesana, Ulss 5. In particolare del servizio igiene alimenti e nutrizione, Sian. Per quanto riguarda la proprietà del veicolo la pattuglia ha accertato che era stata omessa la richiesta di trascrizione del passaggio di proprietà del furgone e che il veicolo circolava con carta di circolazione non aggiornata, per cui sono stati redatti due verbali di contestazione e ritirata la carta di circolazione. Il sequestro amministrativo dei 127 chili di ortaggi è per la violazione di un regolamento comunitario tradotto in un decreto legislativo del 2007, la sanzione pecuniaria varia dai 1.500 euro ai 9 mila e di un altro regolamento diventato legge in Italia nel 2006 che prevede una sanzione tra i 750 euro e i 4 mila e 500 euro.