Rovigo, 1 ottobre 2017 - «Non vedo dove sia il problema, durante l’orario di lavoro non si può chiacchierare con l’amico sui Social o vedere se costa meno andare in vacanza a Formentera o a Lampedusa. Chi lo fa non ottempera ai suoi obblighi professionali e dunque, secondo quanto prevede la legge, può essere licenziato per giusta causa. Un limite che non vale solo per gli impiegati, ma anche per me stesso», così il presidente della Provincia Marco Trombini interviene sulla polemica che è nata in questi giorni sull’onda della decisione della stessa Provincia di bloccare ai dipendenti l’accesso ad alcuni siti, se non per motivi strettamente professionali. Dai computer di palazzo Celio non è infatti più possibile chattare con gli amici su Facebook o navigare insomma per puro piacere o interesse personale.

Non solo. Vietato leggere anche i quotidiani online. Una circolare che risale a maggio, firmata dal segretario generale Maria Votta Gravina, aveva già imposto dei limiti alla navigazione web al di fuori delle esigente dell’ufficio. «La navigazione – si legge nella circolare – può avvenire liberamente prima delle 8 del mattino, durante la pausa pranzo (dalle 13,30 alle 15) e dopo le 18,30, purché il lavoratore timbri l’uscita del lavoro prima di mettersi a navigare per motivi personali». «E’ una regola di buon senso talmente ovvia – interviene sulla questione Paolo Zanini, segretario della Fp-Cgil di Rovigo – che non serviva una circolare. Se la Provincia sa chi ha sbagliato, lo dica pure, seguiranno le sanzioni previste dalla legge. Ma questo, ovviamente, vale anche per i dirigenti che sono stati pizzicati a scaricare video o acquistare prodotti nel web. Dire semplicemente ‘qualcuno invece di lavorare, naviga in internet’ significa screditare chi si è sempre comportato correttamente». Secca la risposta che il presidente della Provincia dà al sindacalista. «Non abbiamo fatto i nomi – ribatte Trombini – proprio per evitare di licenziare qualche dipendente».

Una decisione, quella di mettere uno stop ai clic clandestini, praticamente obbligata. Dal server istituzionale era saltato all’occhio un incremento anomalo del traffico dati. In poche parole, qualcuno scaricava video, foto e chattava. Era seguita dunque una ricerca a campione tra i circa 190 dipendenti (dirigenti compresi) della Provincia, dalla quale era emerso appunto un uso improprio della navigazione web durante gli orari di lavoro. Da pochi giorni è scattato ufficialmente il blocco, che non è stato accolto di buon grado dai dipendenti. Qualcuno infatti pare abbia storto il naso di fronte allo stop. Ora però con l’accesso bloccato, nessuno, dirigenti compresi, corre il rischio di essere tentato a dare un’occhiata a Facebook.