Rovigo, 6 dicembre 2017 - Condannata ad un anno e nove mesi per «maltrattamenti» nei confronti degli alunni della sua classe nella scuola elementare di Bagnolo di Po nel periodo che va da settembre 2009 a giugno del 2011. La maestra Silvana Faggion, 53 anni ieri pomeriggio, ha ascoltato a fianco al proprio avvocato, Francesca Claudi, la sentenza pronunciata dal giudice Silvia Varotto. Una pena che è già stata sospesa, perché inferiore a due anni di detenzione.

Le motivazioni verranno depositate entro 90 giorni e la difesa ha già deciso che impugnerà la sentenza in Corte d’Appello a Venezia. Sono stati tanti gli alunni interrogati dagli inquirenti e secondo l’avvocato Claudi le loro dichiarazioni sono palesemente contrastanti. Per alcuni episodi la maestra Faggion è stata anche assolta. Aspetto questo che, sempre secondo la difesa, rappresenta un motivo in più per tentare la piena assoluzione al secondo grado di giudizio.

Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta è Sabrina Duò, ieri in udienza era sostituita da un vice procuratore onorario. Ma è lei che aveva coordinato le indagini e che aveva fatto la richiesta di condanna di fronte al giudice monocratico Varotto la settimana scorsa. Ad attendere la sentenza ieri, fuori dall’aula, c’era anche la figlia di Silvana Faggion, che ha abbracciato forte e confortato a lungo la madre. Momenti di grande umanità, di fronte all’avvocato sconsolato per una sentenza che, ovviamente, non condivide.

Aveva chiesto l’assoluzione della propria assistita. Invece secondo l’accusa la maestra avrebbe dato sberle e calci ai piccoli della sua classe. Ma lei ha sempre negato di aver alzato le mani nei loro confronti. Gli episodi dei quali è stata chiamata a rispondere però erano molteplici e andrebbero dai banchi messi fuori dalla porta con i bambini seduti in corridoio; alle scarpe, maglioni e astucci lanciati dalla finestra, dai banchi rovesciati a terra perché disordinati, fino a punizioni come quelle di lasciare i piccoli allievi in piedi per lunghi periodi.

Nel capo d’imputazione si parla anche di scapaccioni, calci e tirate d’orecchi. Questo, secondo l’accusa, avrebbe generato un clima di paura nei bambini ai quali sarebbe stato ordinato di non dire nulla ai genitori. Durante le udienze, a porte chiuse, molti sono stati i «non ricordo» dei bambini. Qualcuno invece ha esplicitamente detto di non aver mai visto volare sberle o calci. Ma le lesioni non sono mai state contestate, quanto piuttosto un comportamento «non ortodosso» ed eccessivo.