Rovigo, 3 dicembre 2017 - Nella rete il palpeggiatore che entrava in azione lungo la pista ciclabile, la mattina presto e la sera. Era diventato un incubo per le donne. Ora è indagato per «violenza sessuale» e «minaccia». La pista scorre lungo l’argine dell’Adigetto, il giovane girava in bicicletta nel tratto tra San Bortolo e San Sisto, tratto meno illuminato e più isolato.

Si avvicinava e improvvisamente metteva una mano sui glutei delle ragazze che, paralizzate dalla paura, speravano solo scappasse. E infatti lui si allontanava. Cambiava spesso abbigliamento ed anche bicicletta in modo da non farsi riconoscere. Segno che agiva con convinzione, ben sapendo che ciò che faceva è un reato. Non si tratta di un soggetto con disturbi mentali. Apparentemente è una persona normale, un giovane lavoratore. Un’operazione congiunta di polizia e carabinieri ha permesso di scoprire chi era l’uomo che terrorizzava le ragazze che nel tempo libero si dedicano a fare jogging. Si tratta di un cittadino del Kosovo, 25 anni, lavoratore. Vive con i genitori nella periferia del capoluogo. Ora è stato denunciato dalle forze dell’ordine, del caso si sta occupando il sostituto procuratore Monica Bombana. Gli episodi segnalati sono tre: 15, 21 e 23 novembre. Sceglieva le proprie vittime con una certa cura. Si tratta di tre ragazze avvenenti, due ventenni ed una trentenne. Hanno sporto tutte denuncia. Una di loro, la più grande, ha vinto la paura ed ha continuato a correre verso sera, anche con il buio, per aiutare gli inquirenti ad individuare il colpevole. Carabinieri e polizia si sono dati una mano a vicenda, hanno collaborato come fossero un’unica squadra. Ieri infatti, al comando provinciale dei carabinieri, in via Silvestri, hanno tenuto una conferenza congiunta il commissario capo delle Volanti, Michele Fioretto, della questura seduto a fianco al maggiore Salvatore Gibilisco, che dirige la Compagnia di Rovigo ed il maggiore Nicola Di Gesare, comandante del Nucleo Investigativo. Il primo «fermo per identificazione» ad opera dei carabinieri è stato il 25 novembre, individuato grazie alla descrizione delle vittime. Alle indagini hanno partecipato attivamente due donne, una che fa parte dell’Arma dei Carbinieri, l’altra è una poliziotta. Andavano a correre vestite come delle ragazze qualsiasi, per osservare. Il kosovaro, una volta incastrato, ha ammesso le proprie colpe ed ha iniziato a collaborare con la giustizia. Non è stato arrestato. È libero ma sottoposto ad indagine. Le forze dell’ordine invitano le donne che abbiano subito molestie di questo tipo a farsi vive.