Rovigo, 20 aprile 2017 - Sono cinque gli ufficiali rinviati a giudizio dal gip del tribunale militare di Roma, per la presunta truffa riguardante la blindatura dei mezzi civili destinati ai militari di vertice e alle personalità in visita al contingente italiano in Afghanistan. Un sesto imputato, un colonnello di 50 anni originario di Foggia, è stato trovato senza vita due settimane fa, impiccato, in un ufficio del Comando Truppe alpine di Bolzano dove prestava servizio. Il processo è stato fissato per il 12 giugno

L'inchiesta prese le mosse da un'altra morte, quella di Marco Callegato, capitano 37enne originario di Gavello ma residente a Bologna, trovato senza vita nella notte tra il 24 e il 25 luglio 2010 nel suo ufficio all'aeroporto di Kabul, ucciso da un colpo di pistola. Anche questo fatto è stato archiviato come suicidio, ma i familiari e gli amici non ci credono. E chiedono che si faccia "chiarezza".

Intanto l'avvocato Andrea Speranzoni, difensore della vedova di Callegaro, ha commentato la decisione del Gip del tribunale: "La notizia del rinvio a giudizio e della fissazione del processo per il 12 giugno davanti al Tribunale militare di Roma conferma il grande lavoro investigativo fatto dalla Procura militare capitolina e, in specifico, dai pubblici ministeri De Paolis e Masala. La morte del capitano Marco Callegaro era stata tanto sbrigativamente, quanto incredibilmente relegata a una questione privata e familiare nel 2010". "Il controllo di legalità faticosamente realizzato - ha proseguito - ci parla e ci proietta in ben altro contesto e le indagini sorte dal filone principale stanno continuando e hanno già portato all'acquisizione di materiale investigativo di straordinaria e inattesa importanza. Anche la recente morte del tenente colonnello Muscogiuri addolora e pone degli interrogativi a cui auspico venga data risposta". "Ora - ha concluso l'avvocato - saranno dei giudici a doversi esprimere sull'ipotesi di reato. Gli altri filoni investigativi continuerò a seguirli dall'esterno assieme al pool di collaboratori di cui mi avvalgo. Come cittadini dobbiamo essere orgogliosi di uomini con la divisa dell'esercito come Marco Callegaro, che è stato certamente una vittima del dovere. Ci sono tuttavia ancora tante domande e misteri da svelare. Di questo siamo consapevoli».