Rovigo, 26 novembre 2017 - La dottoressa Carmen ama i fiori e i colori. Si muove a passo svelto, una rosa rossa sul camice. Si ferma, saluta, abbraccia una signora anziana. Poi una ragazza, poi un vecchio uomo. Parole dolci e serene. Trasmette coraggio e fiducia a tutti, Carmen Barile, medico del reparto oncologia dell’ospedale rodigino. La cercano, la chiamano, si fa trovare, è sempre disponibile. E’, dicono in corsia, il dottore che tutti i malati vorrebbero.

Lei ascolta, sorride e scherza, anche se qui non è sempre facile sorridere e scherzare. Carmen Barile è in reparto da diversi anni. E’ nata a Napoli, si è specializzata all’ospedale Sun. Poi si è trasferita Ferrara. E’ a Rovigo dal 2002. Vive nella città estense, fa la spola tutti i giorni. Di lei i suoi colleghi (e i malati) dicono: «E’ piena di energia, un esempio per tutti».

E tutti insieme, lavorando e lottando senza mai perdere la speranza, hanno rinnovato l’oncologia. Adesso, oltre a medici e infermieri molto bravi, c’è anche una piccola biblioteca. Ai malati e ai parenti vengono offerti il tè o la tisana. Carmen Barile si considera una privilegiata perché è riuscita a fare il mestiere dei suoi sogni. Adesso, assieme ai suoi collaboratori Emiliano Toso e Federico Grandesso, ha scritto un libro sul suo mestiere, sul suo mondo. Titolo: “L’incontro”. Sottotitolo: “Noi e Lui nell’oceano del grande male. Sogni e racconti dei protagonisti”. Spiega Carmen Barile: «Mi piace pensare che questo libro possa essere un messaggio di vita, un raggio di sole o una parola di conforto per chi si è trovato ad affrontare l’oceano del grande male o qualsiasi prova lungo il proprio cammino».

Racconta come è nata l’idea: «Dall’esigenza di dare un volto diverso al rapporto medico-paziente, una medicina aperta all’ascolto. Penso che nell’ambito della “Medicina Narrativa” rappresenti un’innovazione. Per la prima volta un medico, un paziente, uno psicoterapeuta decidono di scrivere insieme». E lo fanno molto bene. «L’incontro» si svolge in un bar e si trasforma in «una caduta delle barriere, una medicina che va oltre la scrivania». I tre si presentano con le loro paure e lotte quotidiane. Dice Barile: «Sono tre mondi paralleli che si uniscono in un dialogo tumultuoso, dove prevale la forza e il coraggio di andare avanti, la voglia di combattere come un gladiatore nell’arena ed il piacere che può derivare dalla lotta o dalla vittoria». La voglia di vivere. Il filo conduttore del racconto: «Siamo i protagonisti e gli artefici del nostro destino». E ancora: «Voglia di rinascere, di conquistare anche un solo giorno in più. La certezza di non sentirsi mai soli». Nel libro ci sono i disegni della pittrice Maurizia Braga. Sottolinea la dottoressa Barile: «La scrittura incontra l’arte, i dipinti di Maurizia, una paziente, trasformano le emozioni in immagini». “Scrittura e pittura” come terapia per scaricare le emozioni, un portentoso strumento di rielaborazione del dolore e del dialogo interno. L’autobiografia dei personaggi, la drammatizzazione attraverso le parole e le immagini, danno vita alle voci interiori ed alle paure, fino ad un accordo «soddisfacente». Albert Einstein diceva: «L’arte è l’espressione dei sentimenti più profondi nel modo più semplice».