Rovigo, 30 agosto 2017 - Un'ecatombe di artigiani e piccoli commercianti. Direbbe Totò: quest’anno c’è stata una grande moria delle vacche, come voi ben sapete! Le serrande abbassate ed i negozi sfitti come funghi sono il drammatico emblema di una deriva economica che sembra inarrestabile, stando agli ultimi dati diffusi dalla Cgia di Mestre. Negli ultimi 8 anni l’Italia ha perso quasi 158 mila imprese attive tra botteghe artigiane e piccoli negozi di vicinato con un‘emorragia di posti di lavoro di quasi 400 mila addetti. E anche Rovigo partecipa a questo ‘funerale’: secondo il report su imprese e congiuntura al III trimestre 2016 elaborato dalla Camera di Commercio Delta Lagunare in Polesine le imprese sono diminuite di oltre il 2%, la registrazione di nuove imprese è diminuita del 7% e nei primi nove mesi del 2016 in Polesine sono ‘morte’ 612 imprese.

Una tendenza confermata dalla Confesercenti secondo la quale il saldo delle imprese iscritte nel primo bimestre 2016 è il seguente: commercio al dettaglio 2.260 (-39), alloggi 84, ristorazione 763 (-16), bar 904 (-19), tessile, abbigliamento, calzature 419 (-9), carni 100 (-5), ortofrutta 69, ambulanti 642 (-8), commercio carburanti 106 (-2), giornali, riviste e periodici 79 (-2), commercio via internet 49, intermediari del commercio 1.013 (-17).

Perché questa crisi nera tra Adige e Po? «Si tratta – afferma Vittorio Ceccato, presidente di Confesercenti Rovigo – di un problema sistemico, quindi mettiamo assieme una crisi economica che dura da oltre dieci anni , il calo dei consumi, le tasse, la burocrazia, la mancanza di credito e l’impennata del costo degli affitti. Il piccolo commerciante al dettaglio soffre di più perché non riesce a dotarsi di risorse che non siano solo sul territorio, ha un raggio d’azione ristretto rispetto all’industria e anche all’artigianato che riesce a incentivare i fatturati avendo sbocchi virtuosi commerciali all’estero. E poi c’è stata una politica che definirei scellerata di sostenere, promuovere e sviluppare iniziative commerciali su larga scala della grande distribuzione, quando invece bisognava andarci coi piedi di piombo».

Davide contro Golia, il piccolo commerciante che ha solo la fionda per sfidare il gigante della grande distribuzione. Gian Carlo Moreschi, ex presidente dei macellai di Ascom, titolare di una macelleria di Pincara, non ha dubbi che, se continua così, stavolta la fionda non basterà. Anche alla luce di altri colossi che starebbero per invadere la piazza. «A Rovigo città – analizza – sono rimasti pochi macellai che lavorano bene. Adesso ho sentito che Despar aprirà dove prima c’era la piscina in viale Porta Adige e che sbarcherà anche Tosano che ha già aperto a Ferrara sud dove c’era il Bennet. Per la città sarà una batosta enorme. In provincia, le cose non sono tanto diverse. Noi a Pincara puntiamo sulla qualità e ci difendiamo bene, a Grignano su due macellerie ce n’è rimasta una sola, idem dicasi per Arquà Polesine, dove la seconda è quasi in chiusura, a Costa il titolare è vicino alla pensione. E se andiamo a vedere in Alto Polesine le cose vanno così così, perché sono i supermercati che stanno facendo man bassa».

Eppure, questa guerra con la grande distribuzione non è la causa principale del tracollo dei negozietti. Ne è convinto Daniele Toffoli, per dieci anni presidente del Consorzio operatori del centro storico, commerciante storico che ha il polso della situazione. Secondo lui, è una questione di mentalità sbagliata. Così, mentre negli Usa i centri commerciali stanno chiudendo, a Rovigo la colpa di questa crisi nera è di tutti i soggetti in campo, vedi commercianti individuali, associazioni e Comune che non sono mai riusciti ad andare d’accordo e a fare squadra. Una filosofia commerciale provinciale, individualista e disorganizzata da ‘mors tua vita mea’. «A Rovigo – sottolinea Toffoli – non si è mai fatto abbastanza per portare la gente in centro e le colpe vanno divise tra tutti. La volontà di pochi di portare eventi in centro non è mai stata recepita da chi dovrebbe beneficiarne cioè i commercianti stessi. E poi c’è l’invidia tra commercianti che fanno prevalere solo il proprio interesse a quello del gruppo. Insomma manca un grande squadra. Bisognerebbe andare d’accordo e non litigare».