Rovigo, 30 dicembre 2017 - C’era persino un pallone da calcio. Salta fuori di tutto dalla manutenzione straordinaria che si sta facendo sul tetto della Rotonda, il tempio della Beata Vergine del Soccorso tra piazzale del Soccorso e piazza XX Settembre. Gli operai hanno lavorato due giorni, ma finiranno solo la settimana prossima di pulire grondaie e tetto del monumento. Dalla copertura è entrata dell’acqua, colata anche sui dipinti appesi alle pareti, tutte opere d’arte di valore, che per fortuna non sarebbero state danneggiate dalle infiltrazioni d’acqua piovana.

Ieri gli uomini della ditta Abs di Vincenzo Albieri erano sospesi sul cestello della gru, nella parte più alta della copertura della Rotonda: una piramide a base ottagonale fatta di coppi in terracotta, la cui grondaia non è visibile dall’esterno, essendo coperta da un cornicione. Là, attraverso un foro convogliatore, l’acqua viene raccolta in un tubo che la convoglia a sua volta nella grondaia della parte bassa del tetto. In quell’incavo tra il tetto e il cornicione si era accumulata una quantità di foglie e detriti portati dal vento e guano di uccelli in quantità – come pure un pallone da calcio – che ormai si era creata un’immensa pozzangherona, più dalle dimensioni di una vasca d’acqua, che percolava pericolosamente non avendo altre vie di fuga che i muri della Rotonda. L’acqua aveva iniziato ad infiltrarsi tra i coppi del tetto e poi a colare all’interno della struttura, bagnando i dipinti. Una situazione simile, anche se meno compromettente, si era verificata anche nella parte più bassa della copertura: anche lì tantissime foglie che si erano depositate e che andavano tolte per scongiurare infiltrazioni. Non solo la grondaia era in gran parte ostruita, ma si è scoperto che c’erno anche diversi coppi di terracotta da sostituire.

L’inizio della costruzione della Rotonda risale alla fine del XVI secolo, quando le autorità cittadine vollero erigere un nuovo tempio per onorare una Madonna con Bambino ritenuta miracolosa che era affrescata sull’altare di un piccolo oratorio che sorgeva nelle vicinanze del Convento di San Francesco. Per realizzarlo venne incaricato Francesco Zamberlan, primo proto dell’Arsenale di Venezia e collaboratore di Andrea Palladio, il quale fornì i progetti del tempio e ne seguì costantemente i lavori. La prima pietra dell’edificio, a pianta centrale secondo la tradizione delle chiese di dedicazione mariana, fu posta da monsignor Laureti nel corso di una solenne cerimonia il 13 ottobre 1594. Nel 1606, a causa di problemi statici, la cupola istallata nel 1603 fu rimossa e sostituita da una copertura a spioventi. Il campanile, invece, fu costruito su progetto di Baldassarre Longhena e la sua costruzione ebbe inizio nel 1655 per terminare, dopo molteplici interruzioni, solo nel 1774.