Rovigo, 6 aprile 2017 - Un furto andato bene e un bottino da dividere. Ma al momento della spartizione il litigio. Per questo motivo due rom residenti a Badia Polesine, in provincia di Rovigo, nella notte tra giovedì e venerdì scorso a Reggio avrebbero sequestrato la figlia 21enne dell’uomo con il quale si sarebbero scontrati per il furto. L’avrebbero stuprata e rapinata strappandole di dosso la preziosa collana che indossava. La giovane è stata medicata all’ospedale Santa Maria Nuova e c’è un referto medico che documenta le lesioni subite. Secondo le prime ricostruzioni sarebbero andati a prelevare la ragazza nei pressi del Campovolo, a Reggio. Lì, la famiglia della 21enne si era sistemata con il camper per qualche giorno, richiamata da una festa. Si tratta di nomadi veri e propri che graviterebbero spesso nei pressi di Milano.

Rocky Ahmetovic, 18 anni, e il padre Alessandro Ahmetovic, 37 anni, sono invece stanziali a Badia Polesine. E ora si trovano i carcere a Rovigo. Sull’entità del bottino che sarebbe all’origine del litigio non è al momento trapelato molto. Non è nemmeno chiaro se sia esistito davvero e se fosse stata l’entità del malloppo ad aver esacerbato gli animi, facendo salire la tensione tra gli autori del furto al momento di stabilire le parti. Domenica la squadra mobile della polizia di Reggio – guidata dal dirigente Guglielmo Battisti –, con il momentaneo aiuto di quella di Rovigo, ha cercato e trovato i due accusati.

Il pubblico ministero reggiano Maria Rita Pantani, che coordina le indagini, ha disposto il fermo. Ieri, in carcere a Rovigo, i due sono stati interrogati alla presenza del loro avvocato, Andrea Cirillo, del foro di Rovigo. Il giudice per le indagini preliminari si è riservato sia sul fermo, sia sulla richiesta del pm, che ha chiesto la misura cautelare in carcere.

Alessandro e Rocky Ahmetovic si sono dichiarati innocenti. Hanno detto al giudice che la ricostruzione della 21enne è totalmente infondata. L’avvocato Cirillo si dichiara sicuro dell’innocenza dei propri assistiti: «A seguito delle dichiarazioni rese è evidente che la ricostruzione prodotta dalla persone offesa è priva di fondamento e non sta in piedi. Non è credibile. Mi auguro che la procura di Reggio, alla luce di questo interrogatorio, riveda la propria posizione. Il racconto della 21enne è stato smontato in ogni sua parte».

L’avvocato dichiara di avere già degli elementi in mano in grado di supportare la strategia difensiva. «Ci sono delle riprese di alcune telecamere posizionate nel territorio comunale di Badia Polesine in grado di dimostrare l’infondatezza della ricostruzione dei fatti operata dall’accusa. Spero che la procura di Reggio voglia acquisire questi filmati».

Non è da escludere - secondo la difesa - che il tutto sia frutto della macchinazione della presunta vittima di stupro e del padre, i quali, per rancori precedenti con la famiglia rom polesana, potrebbero avere interesse a incastrarli in una spinosa vicenda giudiziaria. A Badia Polesine, sesto comune della provincia di Rovigo, con poco più di 10mila abitanti, Ahmetovic padre e figlio si occuperebbero della lavorazione del ferro, in proprio. La famiglia rom degli Ahmetovic è però nota alle cronache soprattutto per una lunga serie di furti. Non soltanto nella provincia di Rovigo ma anche nelle limitrofe province di Verona e Padova.