Rovigo, 26 agosto 2017 - È finita così, con l’avvocato che esce soddisfatto dall’aula udienze del primo piano del tribunale urlando: «E’ libero. E arresto non convalidato». L’«amico» dell’uomo accoltellato che le va incontro e l’abbraccia. L’accusato che se ne esce giulivo, senza le manette ai polsi, e si dirige verso l’accoltellato. Gli dice qualcosa in arabo, prova a dargli la mano ma viene respinto. Riesce comunque a baciargli la testa.

Poi se ne vanno tutti. Resta lì soltanto Adel El Ibrahymy, 36 anni, cittadino del Marocco in Italia da 25 anni. Ora è tutt’altro che tranquillo. Seduto su una sedia fuori dall’aula del tribunale con due amici è visibilmente abbattuto, con decine di punti freschi sulla mandibola. Ha paura che lo cerchino per dargli una lezione. La sua colpa sarebbe quella di non aver accettato di regolare la vicenda in privato con un risarcimento economico per lo sfregio subito. Lui ha detto di no. Si è rivolto alla giustizia italiana, ha raccontato la sua versione ai carabinieri. Ha preteso giustizia. Quella che, a suo avviso, non ha avuto. Esterrefatto, frastornato. La sua faccia a margine della direttissima era incredula. Lo sguardo attonito, l’occhio vitreo. Quelli che per lui sono «i fatti» restano solamente «la versione della parte offesa».

Nel tardo pomeriggio di mercoledì Adel El Ibrahymy sarebbe stato invitato a cena da un amico marocchino che vive a Granzette. Lì ci sarebbe stato un connazionale che lui non conosceva. Avrebbero mangiato carne in tre e avrebbero bevuto all’inverosimile: dieci birre da un litro in lattina, spumante, una bottiglia intera di brandy Vecchia Romagna. Poi, improvvisamente, complice l’alcol assunto da tutti e tre, una parola sbagliata, un gesto, non si sa bene cosa, avrebbe fatto precipitare la situazione. La mandibola di Adel El Ibrahymy squarciata. Sangue uscito a fiotti.

Chi è stato? Il padrone di casa, che sarebbe «amico» di entrambi, dice alle forze dell’ordine di non aver visto. Di non sapere. Resta solo la versione dello sfregiato. Il giudice dunque non ha convalidato l’arresto e l’accusato è libero. Gli atti torneranno sul tavolo del pubblico ministero che potrà procedere alla citazione diretta a giudizio. La storia non finisce qui. Ma i tempi si allungano. E l’unico indagato ora potrebbe essere già lontano. Ha precedenti penali ed è già soggetto ad un ordine di allontanamento dall’Italia da parte della questura. Obbligo palesemente non rispettato, girava sotto falso nome.